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I dati della Uiltucs

Disoccupazione e giovani in fuga
I numeri della crisi siciliana


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Secondo il sindacato "nell'ultimo anno sono andati via da dall'Isola 25mila siciliani".

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PALERMO - Nell’ultimo anno 25 mila siciliani hanno lasciato l’Isola di cui 12 mila giovani. Un dato che, se coniugato al tasso di natalità sempre più basso, pari al 10,8 per mille, fa emergere un quadro sempre più preoccupante della situazione economia e sociale della Sicilia che sembra sempre più una regione povera. I numeri saranno illustrati e discussi a Palermo nel corso dell’undicesimo congresso regionale della Uiltucs Sicilia, la categoria della Uil che organizza i lavoratori dei settori del turismo, del commercio, della vigilanza, della cooperazione e dei servizi più in generale.

I lavori, che porteranno al rinnovo degli organismi, partiranno lunedì alle 14 e proseguiranno martedì dalle 9,30 presso il teatro di Santa Cecilia. Interverranno il segretario generale della Uiltucs Sicilia, Marianna Flauto e il segretario nazionale Paolo Andreani, mentre martedì parleranno il segretario generale della Uil Sicilia, Claudio Barone, il segretario nazionale Stefano Franzoni e il segretario generale nazionale Brunetto Boco.

Nel corso dell'evento, intitolato "Insieme per disegnare il futuro", si discuteranno proposte e problemi che interessano alcuni settori nevralgici dell'economia siciliana, dal turismo al commercio passando per i servizi e la vigilanza privata.

Secondo i dati raccolti dalla Uiltucs, assieme alla Sardegna la Sicilia vanta un altro triste primato: 5 famiglie su 10 hanno visto diminuire il loro potere d’acquisto ovvero la capacità di poter affrontare le spese e fare acquisti per mezzo delle loro entrate. E i dati Eurispes per il 2017 registrano una situazione di estremo disagio economico sempre in Sicilia e in Sardegna, oltre al perdurare del gap tra il Nord e il Sud. “Se in Sicilia sono occupati un milione e 370 mila dei 5 milioni di residenti, pari al 27 per cento – spiega Flauto - in Emilia Romagna hanno un lavoro 2 milioni su 4 milioni e mezzo, cioè il 44 per cento. Occorrono dunque un milione di posti di lavoro per allinearci”.