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PALERMO

I beni della famiglia del boss
Cinque imputati condannati


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Il Tribunale di Palermo

Sono parenti di Angelo Antonino Pipitone, mafioso di Carini, ormai incapace di intendere e volere.

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PALERMO - Cinque condanne al processo che vedeva imputati i familiari di Angelo Antonino Pipitone. L'anziano boss di Carini, 74 anni, la scorsa settimana è stato dichiarato incapace di intendere e volere dai giudici della terza sezione del Tribunale di Palermo. Da qui la sentenza di non luogo a procedere.

Il collegio, presieduto da Vincenzina Massa, ha condannato Franca Pellerito (moglie del boss, 2 anni), Graziella Pipitone (3 anni e 3 mesi), Benedetto Pipitone (genero del boss, 7 anni), Epifania Pipitone, (figlia del capomafia, 4 anni e 7 mesi), Angela Conigliaro (figlia, 3 anni). Erano imputati a vario titolo di estorsione, danneggiamenti, trasferimento fraudolento di valori nel tentativo di evitare i sequestri di prevenzione.

L'unico assolto è il nipote del boss, Francesco Marco Pipitone (difeso dall'avvocato Manuele Ciappi). Non luogo a per prescrizione nei confronti di un presunto prestanome, Vincenzo Caruso, difeso dagli avvocati Jimmy D'Azzò e Antonino Russo. Nel suo caso è venuta meno l'aggravante prevista dall'articolo 7 e cioè quella che scatta quando un reato viene commesso per favorire la mafia.

L'inchiesta, coordinata dai pubblici ministeri Amelia Luise e Annamaria Picozzi, partì dalla notte di Capodanno 2013, quando un incendio doloso distrusse una stalla nelle campagne di Carini. Tre animali furono uccisi a colpi di pistola. Sarebbe stata opera di Benedetto Pipitone con l'intento di convincere il proprietario della stalla a vendere la propria quota alla famiglia mafiosa. Nel corso delle indagini sarebbero poi emersi gli stratagemmi dei Pipitone per schermare i beni ed evitare i sequestri.