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L'INCHIESTA

Mafia a Trapani, paura nel casolare
"Sbirri troppo assai ne girano"


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Il casolare dove si svolgevano gli incontri

Ecco cosa accadde quando i boss trapanesi scoprirono di essere registrati dalle microspie.

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PALERMO - “Qua gli sbirri troppo assai ne girano”, diceva Salvatore Gucciardi. Non si sbagliava. La sua masseria in contrada Chinea, nelle campagne del Trapanese, era stata scelto per gli incontri fra i mafiosi di Vita e Salemi. Gucciardi, assieme al fratello Vito, fa parte dell'elenco dei dodici arrestati nel blitz di carabinieri e agenti della Dia.

La presenza massiccia delle forze dell'ordine in terra trapanese si manifestò con il ritrovamento di una microspia nascosta dentro una presa elettrica.

Il 28 ottobre 2014, pochi giorni prima di un summit, Gucciardi notò casualmente un gps nella macchina del fratello Rosario: “... avevo finito di mangiare e mi sono fumato una sigaretta per stare così al fresco, prende e mi sono andati gli occhi e c'era... un filo che penzolava...”.

Pensò subito che si trattasse di una cimice piazzata dagli investigatori. Scattò l'allarme. Per prima cosa furono avvertiti Sergio Giglio e Salvatore Crimi, poi fu organizzata una bonifica. “... c'è di controllare tutte le macchine”, diceva Salvatore Gucciardi.

Furono setacciate, senza esito, tutte le automobili con un rilevatore di microspie (“... lo strumento ci vuole...”). Ad occuparsene fu Girolamo Scandariato, pire lui da ieri in manette. Poi, si spostarono all'interno del baglio: “... tu lo senti?... e dove?... può essere ... non sbaglia mai... qua è...”, diceva Scandariato mentre armeggiava con lo scanner.

In sottofondo si sentiva il suono stridulo del rilevatore. Spostarono i mobili. Vito Gucciardi: “... minchia ci sono viti particolari... ci credo che gliele hanno messo loro?…”. Pochi giorni dopo Vito Gucciardi invitava un parente a stare in guardia: "… là ci sono le microspie".