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PALAZZO DEI NORMANNI

Sedute-lampo e niente Finanziaria
L’inutile primo trimestre dell’Ars


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Nell’ultima settimana deputati in Aula per venti minuti. Non c’è traccia dei documenti contabili. E la maggioranza è nel caos.


PALERMO - Si impiega di più a ordinare un panino al McDonald. Eppure, oggi l’Assemblea regionale, nel tempo record di
sei minuti e 19 secondi è riuscita ad aprire e chiudere la seduta. Un tempo occorso non tanto – ovviamente – a produrre qualcosa. Quanto per adempiere ad alcuni passaggi formali: sancire l’approdo in Aula del cosiddetto “ddl stralcio”, quindi la lettura del – comunque brevissimo – verbale della – brevissima – seduta precedente.

Già, perché ieri non è che i deputati dell’Ars avessero sudato molto di più: in quel caso, la seduta ha tenuto “inchiodati” i parlamentari agli scranni di Sala d’Ercole la bellezza di 14 minuti. Intanto, tutto è rimandato al 20 marzo. Per questa settimana, venti minuti in Aula possono bastare.

È la fotografia dell’inutile, inutilissimo primo trimestre della nuova legislatura. Formalmente, infatti, i deputati si sono insediati il 15 dicembre scorso. Da allora, non hanno prodotto praticamente nulla. Se si escludono tre leggi che difficilmente cambieranno il volto della Sicilia: quella che prevede l’aggiornamento dell’ultima versione della Commissione antimafia, quello che aggiunge la parola “Terme” a qualche Comune di Sicilia e infine quello che modifica i confini tra Grammichele e Mineo.

Al di là questo, poco altro. Oltre, ovviamente, all’approvazione dell’esercizio provvisorio, giunta alla fine dell’anno scorso. E che ha anticipato, quasi simbolicamente, i successivi settanta giorni in cui tutto, in effetti, è rimasto provvisorio, sospeso.

Da un lato, infatti, il governo regionale “rispettosamente” si fermava in attesa della celebrazione di elezioni politiche che avrebbero dovuto chiarire tutto e che invece lasciano all’Italia – e alla Sicilia – una situazione persino più complicata di prima. Dall’altro, i parlamentari hanno speso il loro tempo dentro Palazzo dei Normanni per dedicarsi solo a polemiche e liti. A cominciare dalla scelta delle cariche del Consiglio di presidenza prima e delle Commissioni poi, con tanto di franchi tiratori, presunti traditori, accordi sottobanco. Poi, ecco la vicenda del “tetto agli stipendi dell’Ars”. Con annunci di grandeur del neopresidente Micciché ripiegati in una contrattazione al ribasso, ma non tanto, dopo la – più o meno comprensibile – bufera mediatica. Poi, ecco i problemi tra i partiti e le originali “urgenze” indicate da vecchi e nuovi onorevoli. Quali le emergenza dell’Isola: l’operazione “Husky”, ovviamente, che prevede il recupero del patrimonio legato alle guerre mondiali. E ancora, la necessità di abolire, più presto possibile, la doppia preferenza di genere in occasione delle prossime amministrative. E infine, ecco l’emergenza delle emergenze: quella di garantire il terzo mandato ai sindaci dei piccoli Comuni di Sicilia.

Questo ha prodotto l’Ars. Ed è bastato, a dire il vero, per farla già implodere, per afflosciarsi su se stessa. Perché la bocciatura ieri della legge sul terzo mandato voluta dal deputato di Forza Italia Luigi Genovese, ha messo in luce il caos che c’è dietro la comoda quiete dell’Ars. Quello di una maggioranza in subbuglio. Che condiziona l’attività del governo e ne è a sua volta condizionata.

Perché al di là delle emergenze da affrontare, delle pesanti eredità del passato da analizzare, resta il fatto che dopo oltre tre mesi la giunta di Musumeci non è riuscita far giungere a Palazzo dei Normanni nemmeno i documenti contabili. Cioè Finanziaria e bilancio. “Saranno esaminati in giunta lunedì prossimo", ha annunciato oggi l’assessore all’Economia Gaetano Armao. Lunedì, cioè il 19 marzo. A undici giorni dalla fine di un esercizio provvisorio che nessuno al momento vuole ufficialmente prorogare di un altro mese, quando ormai appare l’unica scelta possibile, dato il chiarissimo ritardo dell’esecutivo.

Insomma, la Finanziaria prima del 20 non potrà arrivare all’Ars. E per quel giorno è prevista la nuova seduta. Nuovi minuti “di gioco” che si aggiungeranno a quelli di quest’anno solare. L’Ars, per l'esattezza, nel 2018 si è riunita per 18 ore. In due mesi e mezzo. Un’ora e 12 minuti a marzo. Poco più di sei ore a febbraio, più o meno lo stesso a gennaio. Una media di circa sette ore al mese. Poco più di un’ora e mezzo alla settimana. Nel frattempo è costata quasi trenta milioni di euro. Per produrre solo polemiche, liti e per avere modificato, finalmente, i confini di Grammichele e Mineo.