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IL DOCUMENTO

La bocciatura dei tecnici dell’Ars
Smontata la Finanziaria del governo


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Assunzioni, spese, strane "deleghe". Tutti i dubbi dei funzionari sulla legge di stabilità.


PALERMO - Norme senza la necessaria copertura finanziaria, un ricorso troppo frequente e anomalo ai decreti del governatore, scarsa chiarezza sul futuro dei lavoratori e sulla soppressione degli enti.

I dirigenti del Servizio Studi dell'Ars, in una relazione messa a disposizione della commissione Bilancio presieduta da Riccardo Savona ha 
smontato quasi pezzo per pezzo la Finanziaria del governo Musumeci. Un documento a tratti molto duro, che è sfociato già in una prima decisione: lo stralcio di un terzo delle norme della legge di stabilità. Norme viziate, fin dal principio, dal fatto di essere di contenuto “ordinamentale”. Ossia delle mini-riforme e non invece dei provvedimenti di natura essenzialmente finanziaria, come vorrebbe la legge.

Bocciate alcune norme-chiave

E così, nell’atto dei dirigenti dell’Ars le ombre e i dubbi sono davvero tanti. A cominciare dalle norme che sono “saltate”, stralciate dalla legge di stabilità e spostate in un ddl autonomo. E tra queste norme, alcune che dovevano rappresentare l’ossatura di questa finanziaria. A cominciare dall’accorpamento in un unico mega-ente di Irfis, Crias e Ircac, fortemente voluto sia dal governatore che dalla giunta. Ma tra l’intenzione e la norma, secondo i dirigenti dell’Ars, ecco un po’ di problemi. La legge presentata dal governo non specifica, secondo i tecnici della commissione bilancio, infatti, come gestire le “passività” di Ircac e Crias, mentre non è chiaro come il governo intenda comportarsi con i lavoratori. E qui la questione è doppia: da un lato quella contrattuale, visto che i tre istituti hanno “contratti collettivi di lavoro di diversi comparti”, ma anche in relazione ai probabili esuberi. “Si può immaginare – si legge nella relazione – che i dipendenti oggi addetti a funzioni amministrative di istituto e non di business specifico di settore, vedrebbero i rispettivi ruoli raddoppiati o addirittura triplicati”. Insomma, la Regione intende pagare più stipendi per lo stesso lavoro, o pensa di licenziare alcuni lavoratori?

E stralciata anche un’altra delle norme-chiave: quella che prevedeva la fusione degli Iacp in un’unica Agenzia per la casa. Come mai l’articolo è stato cassato? In questo caso non è chiaro lo status degli enti che andrebbero a sparire, visto che non sono ancora nemmeno in liquidazione. E i tecnici si chiedono se questa norma comporterà nuove o maggiori spese, visto che per un po’ finirebbero per “convivere” i vecchi enti con il nuovo.

Stop alle nuove assunzioni 

Una spiegazione allo stralcio di un’altra norma era chiara già a una prima lettura. Le nuove assunzioni all’Arpa si sarebbero poste “in contrasto con la previsione del blocco delle assunzioni nel pubblico impiego, confermato nella legge di Bilancio dello Stato numero 205 del 2017”. Non è stato stralciato invece un altro comma dell’articolo 7, quello che prevede il passaggio al Corpo forestale dei componenti del corpo di vigilanza del Parco dei Nebrodi. Ma anche in questo caso i dubbi sono tanti: a cominciare dalla necessaria deroga alla dotazione organica di un Corpo che conta già su 1.250 unità, passando per la mancata equiparazione tra le due categorie, infine, ricordano i tecnici dell’Ars, “al fine di procedere all’immissione dovrebbero essere espletate delle procedure concorsuali”. E invece, nella norma portata a Palazzo dei Normanni dal governo e rimasta ancora “in piedi”, non c’è ombra di concorso.

No alle "deleghe in bianco" al governo

Stralciati due commi dell’articolo che riguarda le società partecipate, per un “vizio” che i dirigenti della Servizio Studi hanno notato in diverse occasioni nel corso dell’esame della legge di stabilità. Quello, cioè, di limitare riforme molto vaste a un unico articolo della Finanziaria e rimandando a decreti del governatore o degli assessori, l’attuazione della riforma stessa. Un meccanismo fortemente censurato dai dirigenti dell’Ars, che parlano di “una sorta di delega in bianco al Governo”, senza però il ricorso a un regolamento che sarebbe lo strumento più idoneo, ma che complicherebbe il percorso. Il regolamento, al contrario dei decreti di attuazione, infatti non devono passare dal vaglio del Cga e della Corte dei conti.

Quali lavoratori inserire nell'albo?

Altri dubbi su un altra norma, rimasta ancora in Finanziaria, riferita alle società partecipate: l’articolo infatti prevede il passaggio in un albo gestito dall’Ufficio regionale per le liquidazioni anche i dipendenti delle società chiuse e assunti dopo il 31 dicembre del 2009, attuale limite “temporale” della norma vigente. Una apertura che ha costretto i tecnici a chiedere che il governo quantifichi il personale coinvolto e il “relativo onere economico”. A proposito di coperture finanziarie “incerte”, ecco anche i rilievi su un’altra norma rimasta comunque nel corpo della legge: è quella che introduce il “biglietto unico” per il trasporto locale. Secondo la Commissione, la “relazione non evidenzia elementi dai quali possa evincersi la congruità di tali stanziamenti”.

Agevolazioni alle coppie: ma quali coppie?

E incerti sono i dettagli di un’altra norma tutt’ora in Finanziaria. È quella che prevede gli “interventi” per l’acquisto della casa per le giovani coppie. I dubbi qui sono davvero tanti: intanto la possibile discriminazione tra i nuovi nuclei familiari e i meno “recenti”, visto che il limite è quello delle coppie formatesi non più tardi di tre anni fa. E ancora, non è chiaro nella norma nemmeno cosa si intenda per “nucleo familiare”, né per “basso reddito”, requisito quest’ultimo necessario per accedere alle agevolazioni. E ancora, ecco le ombre sulla copertura, visto che questa è presente solo per il 2018. Così i tecnici dell’Ars si chiedono se si tratti di una misura straordinaria o se questa debba considerarsi stabile. E infine, confusione anche sull’ammontare dello stanziamento previsto: 5 milioni come scritto nella norma o 9 milioni come scritto nella relazione di accompagnamento?

Concessioni, l'assessore decide da solo

E se i tecnici si soffermano anche a chiedere “la natura dell’indebito e i beneficiari” previsti in una norma che stanzia 37 mila euro per l’attività sportiva dell’Università di Catania, molti di più sono i dubbi su un altro articolo, comunque rimasto dentro la legge di stabilità. Si tratta della norma sulla “valorizzazione dei beni del demanio marittimo regionale” e che prevede la concessione ai privati di questi beni, al fine di recuperare il patrimonio in cambio ovviamente del diritto di utilizzare quel patrimonio per fini commerciali. Ma la norma, secondo i tecnici, è confusa: non è chiaro se il riferimento è solo ai beni di proprietà della Regione; viene cancellato il riferimento alle “condizioni di precarietà strutturale” che è uno dei presupposti nella norma del 2016 attualmente in vigore; viene meno la finalità della concessione volta al risanamento, adeguamento, riqualificazione e riconversione dei beni; infine i beni da affidare verranno individuati esclusivamente con decreto dell’assessore regionale per il territorio e l’ambiente. L’assessore Cordaro, insomma, a differenza di quanto prevede adesso la norma, non dovrà nemmeno confrontarsi con i colleghi dell’Economia, dei Beni culturali e dell’Agricoltura e non dovrà passare il vaglio della commissione ambiente dell’Ars. Intanto, questa norma, nonostante l’allarme dei tecnici, ha passato il vaglio della commissione bilancio.