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SIRACUSA

L'ex Provincia verso il dissesto
Il commissario avvia le procedure


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L'ente ha debiti per 160 milioni e da due anni non paga acqua, luce e affitti.

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SIRACUSA - Non sembrano esserci più strade alternative al dissesto. La ex Provincia di Siracusa va verso il fallimento. Sarebbe il primo degli enti di Area vasta siciliani dopo le difficoltà economiche determinate dalla mancata riforma Crocetta. Il commissario straordinario
Carmela Floreno ha avviato le procedure per la dichiarazione di dissesto.

Formalmente la proposta è stata inviata ai Revisori dei conti che adesso avranno quindici giorni di tempo per esprimere il proprio parere e predisporre la relazione prevista dall’art. 246 del testo unico Enti locali. Sempre secondo formalità di legge subito dopo il commissario straordinario, con i poteri del Consiglio provinciale, procederà all’approvazione formale dell’atto. Stamattina Floreno ha incontrato la deputazione locale per esporre al territorio la situazione finanziaria del Libero consorzio, domani incontrerà i sindacati dei lavoratori dell’ente e della Partecipata Siracusa Risorse.

Per giovedì ha già indetto una conferenza stampa, ma l’anticipazione è appunto questa: l’avvio delle procedure di dissesto. L’ente ha accumulato debiti per oltre 160 milioni. I contenziosi con enti pubblici e privati hanno portato già a decreti ingiuntivi fino al pignoramento delle somme destinate agli stipendi dei dipendenti. Da due anni l’ente non paga le bollette di luce, acqua e telefoni, né gli affitti delle scuole. La crisi, è risaputo, comincia con la mancata riforma Crocetta: da una parte sono venuti a mancare i trasferimenti dello Stato per gli enti di Area vasta, dall’altra però lo stesso Stato ha mantenuto il prelievo forzoso. E questo ha prosciugato le casse dell’ente.

Alcune conseguenze eclatanti sono finite in cronaca: lo scorso settembre il proprietario dell’immobile che ospita una scuola superiore a Pachino fece trovare il lucchetto al portone dell’istituto. Un mese fa l’ente ha rinunciato a costituirsi in giudizio nei contenziosi aperti dalle cooperative che gestivano il servizio Asacom (in favore dei disabili nelle scuole), perché certo di essere in difetto. Nel caso di una istituzione pubblica la dichiarazione di dissesto non può prevedere la cessazione dell’ente. Un organo terzo si occuperebbe delle insolvenze, mentre l’ente locale dovrebbe trovare un modo per garantire i servizi, iniziando una nuova vita finanziaria. A questo proposito il deputato nazionale Maria Marzana ha ricordato la necessità di arrivare al blocco o al dimezzamento del prelievo forzoso e alla sospensione dei mutui.