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Semaforo Russo

Il regionale motivato?
Può essere una risorsa


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Ben vengano i giovani assunti in Sicilia. Però...

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La domanda è: per essere un buon dipendente pubblico è sufficiente non rubare e non frequentare l'allegro club dei “furbetti del cartellino”? Evidentemente no. Queste sono precondizioni certamente osservate dalla stra-grandissima maggioranza degli impiegati pubblici. Per carità, ogni tanto scoviamo i cosiddetti “infedeli” e i fannulloni, ci sono in qualunque settore della vita sociale; li ritroviamo tra i medici, gli imprenditori, gli insegnanti, i liberi professionisti, perfino tra i magistrati e gli appartenenti alle forze dell'ordine, ma sono una sparuta minoranza rispetto all'esercito degli onesti e dei laboriosi.

Però oggi più di ieri, per le mutate e velocemente mutevoli esigenze della collettività, occorre andare oltre gli statici parametri della presenza fisica in ufficio e del disbrigo ordinario delle pratiche dentro i rigidi binari delle mansioni. Soprattutto, e qui adesso intendo riferirmi specificatamente all'amministrazione regionale per ora particolarmente al centro dell'attenzione, occorre una seria rivisitazione degli strumenti operativi, delle modalità di lavoro e un complessivo processo di valorizzazione e aggiornamento del personale, insomma una sorta di gigantesca operazione di ammodernamento e “motivazionale” che il governo Musumeci dovrebbe subito intestarsi.

Del resto, pare si sia compreso che non basta il materiale conteggio del numero dei regionali in servizio per capirne qualcosa della complessità della situazione - conteggio spesso strumentalmente usato (“sono tanti e non fanno niente”) per colpire e accusare a casaccio - quanto piuttosto cominciare a mettere insieme le legittime aspettative della comunità civile in termini di servizi, dell'economia, le risorse umane disponibili e la riqualificazione del personale guardando ai titoli accademici conseguiti (lauree, master, dottorati, ecc.) e alle competenze maturate sul campo, al di là delle qualifiche rivestite e del mero dato dell'anzianità. Il famoso diritto alla carriera, detto in parole povere, finora clamorosamente negato e motore di crescita nelle imprese private.

Però attenzione (a proposito di imprese private ben lontane da favoritismi e accomodamenti): guai se coltiviamo la logica degli avanzamenti in blocco e delle elargizioni di sapore elettoralistico tanto care a qualche deputato regionale. No, i primi a comprenderlo devono essere i sindacati, niente promozioni a pioggia e irresponsabili acquisizioni, prescindendo dal possesso dei profili utili per l'amministrazione. Finiamola, anche, con il mito dell'anzianità slegato da effettivi meriti e da comprovata bravura. Al contrario, attraverso severe selezioni interne si devono individuare capacità e professionalità esistenti, finora nascoste e a lungo mortificate, da potenziare successivamente con corsi di formazione e aggiornamento.

I vertici amministrativi regionali ci dicono che mancano, per esempio, laureati in giurisprudenza, ingegneri, geologi (leggere Salvo Toscano: “I regionali non bastano più. Il governo pensa a nuove assunzioni”). Ne siamo sicuri? Oppure ci sono e nessuno si è mai preoccupato di cercarli e di incentivarli, dopo averne verificato la qualità professionale, con uno scatto in avanti dal punto di vista economico e giuridico? Qualcuno potrebbe sbottare: “a 50, 55 anni mi devo fare esaminare, devo ritornare sui libri?” Perché no? In fondo è una forte spinta quella di potere finalmente ottenere un riconoscimento sulla base di una valutazione personale e non sull'onda di progressioni di massa che confonderebbero, come al solito, eccellenza e mediocrità, stakanovisti e fannulloni perpetrando profonde ingiustizie.

Rimane un punto, di cui prendere atto perché attiene al naturale trascorrere del tempo: l'elevata età media dei dipendenti. In effetti per quanto meticoloso e scrupoloso un cinquantenne è sempre cosa diversa da un giovane laureato, dotato di estrema dimestichezza nel connettersi con l'universo intero e i suoi saperi, animato da passione e dalla fresca voglia di conquistare il mondo. E' evidente, l'amministrazione deve ringiovanirsi, realizzare la straordinaria combinazione tra esperienza e novità, tradizione e innovazione. Allora, ben vengano i concorsi assenti da troppi anni, facendo però trovare alle giovani leve un'amministrazione libera da legami malati con la politica malata, da rigidità ed eccessivi formalismi e in cui c'è spazio per intelligenza, intuito, intraprendenza, meritocrazia e l'efficace ed efficiente perseguimento del bene comune.