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PALERMO

"Frode delle divise made in China"
La prescrizione cancella il reato


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Il palazzo di giustizia di Palermo

Gli abiti erano stati forniti alle forze dell'ordine. Scagionati due imprenditori palermitani.

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ROMA - Sono passati troppi anni senza che sia stata pronunciata una sentenza. La prescrizione spazza via la presunta frode delle divise. Il Tribunale presieduto da Sergio Ziino ha emesso sentenza di non luogo a procedere nei confronti degli imprenditori Carmelo e Piero Bucalo, e di Corrado Scali.

L'inchiesta era nata a Palermo nel 2007, ma poi per competenza fu trasferita a Roma, salvo poi tornare di nuovo nel capoluogo siciliano su decisione della Cassazione. Un tragitto lungo e complesso. Una volta iniziato il processo era già fuori tempo massimo.

I Bucalo, difesi dall'avvocato Sergio Monaco, erano i titolari “Mediconf”, impresa capofila dell'Ati che si aggiudicò la commessa milionaria per fornire le divise a carabinieri, soldati e finanzieri.

La scritta “made in China” sarebbe stata tenuta nascosta sotto l'etichetta della Comunità europea. In questa maniera sarebbe stato aggirato il paletto del bando che imponeva la realizzazione degli abiti in Europa. Il risultato fu che le divise superarono il collaudo, furono consegnate e indossate, ma i pagamenti bloccati. Ne nacque il processo che ha vissuto una lunga stagione travagliata. Ora la prescrizione.