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IL COMMENTO

Il ritardo come strategia
E in Finanziaria va di tutto


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Si arriva all'esame all'ultimo momento. Poi si corre, approvando in un colpo solo norme assai discutibili.

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Negli anni passati, accadeva di notte, quando, puntando sullo sfiancamento dei deputati, passavano uno dopo l'altro decine di articoli, molti dei quali assai discutibili. Adesso, quantomeno, alla luce del sole, con modalità diverse. Ma il refrain è sempre lo stesso. Ritardare, ritardare, ritardare. Per poi fare tutto di corsa, senza discutere, senza soffermarsi più di tanto. Il ritardo come strategia, insomma, che trova la sua rappresentazione più concreta in un
maxiemendamento composto da una sessantina di norme, che sostituisce altrettanti articoli della Finanziaria. Si voterà in un colpo solo. E verrà approvato. Perché lì dentro c’è di tutto. E di tutti.

Il punto è questo. La Finanziaria tornata “grassa”, è grassa proprio perché qualcuno l’ha fatta ingrassare. E purtroppo, al di là della “gradazione” del contributo al sovrappeso, la responsabilità è di tutti. Di governo, maggioranza e opposizione, che hanno fatto o hanno evitato di fare, portando tutto fin qui.

Ovvero a un documento che contiene contributi per i conigli, per gare automobilistiche, per circoli nautici, per singoli Comuni con lo sponsor in Aula, per qualche spot. Da approvare in un colpo solo, senza poter distinguere una norma dall’altra, se si escludono i cosiddetti “emendamenti soppressivi” che rischiano di sopprimere poco o nulla. Ed è facile capire perché.

Perché su molti di quegli articoli diventati commi, c’è una firma. Quella di un deputato o di un gruppo parlamentare. Meglio evitare, bocciando un articolo, che un altro gruppo politico “ricambi la cortesia”. Meglio arrivare fino in fondo, e Amen.

“ Io sono il presidente di questa Assemblea e farò tutto quanto in mio potere per far sì che non verrà sciolta”, ha tuonato il presidente Miccichè, alle 10.36 dell’ultimo giorno utile, con fierezza istituzionale. Per carità. Forse, però, bastava pensarci un po’ prima. E del resto, pochi giorni fa anche questo giornale aveva “fatto i conti”, ore e articoli alla mano: era materialmente impossibile approvare quella Finanziaria obesa, così com’era, entro i termini previsti dalla legge.

Ma bisognava pensarci prima. E ovviamente bisognava volerlo. In che modo? Il parlamento, opposizioni comprese, tirandosi fuori dalla solita sconsolante spartizione di briciole. L’opposizione in particolare, evitando di prestarsi al gioco del voto “a cottimo” in Aula, solo per puntellare una maggioranza senza i numeri, e anzi sfruttando questa posizione per imporre un maggior rigore che non si è visto affatto, anche – e sotto certi aspetti soprattutto – per causa loro.

Per quanto riguarda il governo, invitando la propria maggioranza a non appesantire di nuove norme quel testo. La maggioranza stessa, invitando in tempi non sospetti i propri assessori “di riferimento” a far giungere in tempo utile a Palazzo dei Normanni i documenti Finanziari. Giunti in ritardo, esaminati in ritardo, approvati in ritardo. Il ritardo, come strategia, a guardar bene. Solo così, di giorno o di notte, in Finanziaria può entrare di tutto.