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L'analisi

Il fiato corto della maggioranza
Ora serve una fase nuova all'Ars


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Cosa resta dopo il voto sulla finanziaria.


E alla fine di riffa o di raffa la Regione ancora una volta in zona Cesarini si è data un bilancio e una finanziaria. Sala d’Ercole ha votato i documenti contabili all’ultimo momento utile, come tante volte è accaduto negli ultimi anni. E anche questa legislatura è stata battezzata nel segno del ritardo, quello che permette di sdoganare nella fretta generale leggi malconce e dal fiato cortissimo. Come questa maggioranza, che perfettamente si rispecchia nella finanziaria votata dall’Ars. Una maggioranza che non è una maggioranza – lo stesso presidente della Regione lo ripete a ogni buona occasione – non poteva che partorire una manovra che non è una manovra, bensì un’accozzaglia disordinata di piccole misure, talune anche apprezzabili altre un po’ meno, dettate dall’unica esigenza di accontentare quanti più deputati possibili per ridurre al minimo il rischio di imboscate in aula.

In questa finanziaria delle bandierine, una gigantesca tabella H, si scorge anche qualche misura apprezzabile, qualche pezza sul fronte dello sviluppo e della lotta alla povertà, fra queste anche alcune norme caldeggiate dal Partito democratico, poca roba per la verità, ma tocca accontentarsi. C’è anche uno sforzo di fondo per riportare a una sorta di pax i rapporti in questi anni molto difficili tra la Regione e i Comuni, in buona parte alla canna del gas dopo una stretta finanziaria continua a e insostenibile. Apprezzabili anche alcune misure che guardano alle categorie più deboli ed esposte. Insomma, tra tante piccole e grandi marchette servite a tenere buoni i deputati e ridurre il rischio di inciampi, resta persino qualcosa da questa estenuante maratona a Palazzo dei Normanni, con un dibattito che è rimasto alquanto rasoterra, anche perché rasoterra erano in tutta onestà gran parte dei temi toccati dalla manovra.

Ora l’auspicio è che dopo la partenza a diesel, la legislatura possa riprendere il suo passo, accelerando rispetto a un 2017 in cui l’Ars ha votato solo otto leggi, con commissioni che non hanno partorito nemmeno un ddl poi trasformato in norma. Certo, le condizioni politiche non sono le migliori. Il centrodestra è debole, il rapporto con le opposizioni è tutto da costruire, ma il percorso della finanziaria dimostra che su singoli provvedimenti si possono trovare convergenze. Pd, 5 Stelle e le altre opposizioni hanno portato a casa alcuni risultati in questa manovra, che oggi rivendicano. E per lo più le convergenze tra maggioranza e opposizione hanno portato pezzi condivisibili della finanziaria. Ed è questo lo scenario quanto mai auspicabile per la Sicilia. L’atteggiamento del governo in Aula è stato di grande apertura, Musumeci e i suoi assessori stanno mettendo a fuoco che malgrado tutta la buona volontà possibile da profondere nell’attività amministrativa, se l’Ars resterà nel pantano il bilancio politico di questa giunta non potrà essere molto dissimile da quelle di Rosario Crocetta. E per essere ricordati per qualcosa di più dell’assunzione di altre tremila persone nell’esercito fuori dal mondo e dal tempo delle partecipate regionali, che adesso spalancano le porte ai Pip di Palermo e domani a chissà chi altro, questo governo e questa coalizione dovranno trovare nuove misure a Sala d’Ercole, cercando una sponda nelle opposizioni.