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CATANIA

“Noi siamo della stessa squadra”
Corruzione, tutte le intercettazioni


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Il burocrate e i politici coinvolti nell’inchiesta assicurano di poter contare su amici influenti.

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CATANIA – Favori, un pugno di voti e la garanzia di contatti qualificati con il governo regionale guidato da Nello Musumeci.
E' quanto sostengono due politici finiti ai domiciliari nell'inchiesta sullo scandalo corruzione all'ispettorato del lavoro di Catania, mentre gli uomini della Guardia di finanza intercettano. Nino Nicotra, ex consigliere comunale di Forza Italia a Catania e Marco Forzese, ex deputato regionale transitato dal centrosinistra (con il quale era candidato alle regionali), al centrodestra, si trovano ai domiciliari. Su di loro pesa, a vario titolo, l'accusa di corruzione e di falso. Sullo sfondo c'è quello che il Gip Giuliana Sammartino dipinge come un sistema ben collaudato, forte di rapporti qualificati, trasversali, nel mondo della politica catanese e siciliano, un sistema che sarebbe stato in grado di fare sparire i fascicoli dell'ispettorato del lavoro, di favorire amici e grandi elettori, in cambio di voti. Voti che sono confluiti prima nel centrosinistra, dove Forzese era candidato a sostegno di Fabrizio Micari e poi nel centrodestra, alle politiche, dove Forzese è transitato con l'ennesimo cambio di casacca. I politici siciliani tirati in ballo nelle conversazioni captate dahli inquirenti e finiti nelle carte dell'inchiesta del Pm Fabio Regolo, coordinata dal procuratore Capo Carmelo Zuccaro, sono, però, estranei alle indagini. I loro sono nomi che contano e non si può escludere, almeno per il momento, che Forzese e Nicotra millantassero promesse di assunzioni che non erano in grado di mantenere.

L'APPOGGIO – Il 13 novembre del 2017, pochi giorni dopo le elezioni regionali che hanno sancito l'elezione di Nello Musumeci, gli uomini della guardia di finanza intercettano Domenico Amich, dirigente dell'ispettorato del lavoro, adesso finito ai domiciliari per corruzione, mentre parla con Antonio Nicotra, ex consigliere comunale di Forza Italia. I due discutono di politica e rapporti con personaggi influenti. Nicotra, anche lui adesso ai domiciliari, garantisce ad Amich appoggi politici per gli incarichi che contano, sarebbe questo uno degli elementi costitutivi del “patto corruttivo”: “Però, ti voglio dire, per la qualunque cosa io mi sento sereno, perché se serve qualcosa, Nico, i contatti ce li abbiamo buoni, buoni, buoni, con questo governo. Credimi! Non abbiamo...Salvo Pogliese fu uno che si è sbuttonato, si è sbuttonato per lui”, gli inquirenti sostengono che il riferimento sia “a Nello Musumeci”. “Quando ha detto <io desidero> - dice ancora Nicotra – quando ancora Forza Italia tentennava. Ricordi? <Desidero che sia Musumeci>. Per cui Musumeci gli deve dare conto e soddisfazione a Catanoso e Salvo Pogliese”. Amich aggiunge: “Salvo Pogliese venne qui, seduto dove sei tu. Qualche mese prima delle elezioni, per un altro motivo, abbiamo parlato un po' e gli chiesi cosa ne pensi di Musumeci? Ancora non si sapeva di Musumeci, e ha detto no, guarda, per me è un'ottima idea. <Certo ha sbagliato alcune mosse>, poi non mi ha detto cosa, quindi noi”. Nicotra insiste: “Vuol dire che lui per quello che serve, tu hai i tuoi canali, però io posso avere, ho, posso avere i miei a livello politico, perché a me mi considerano perché ho quei quattro voti, possiamo, per quello che serve, possiamo, siamo tranquilli, se dovesse servire a qualcosa siamo tranquilli”. Dopo queste parole, Amich assicura di essere “a disposizione”. Subito dopo, Nicotra chiede ad Amich di fare ridurre le sanzioni comminate a una ditta “amica” con 140 dipendenti di cui 4 in nero. “Senti – registrano le cimici – ti rubo tre secondi, poi hai persone, allora ascoltami. Stamattina c'è l'avvocato Sortino che deve parlare con Rosa, penso Rosa Greco di questa pratica, c'è questa vertenza questa ditta, un'audizione si perde qua, si deve conciliare sta cosa di sta ditta, dobbiamo fare, su 150 dipendenti 4 allora non erano, hanno fatto vertenza...”.

All'improvviso Nicotra abbassa il tono della voce: “Qua c'è una busta pronta”. E Amich: “No, no, no”. Nicotra è stupito: “Ah no?”. I due restano d'accordo di sentirsi telefonicamente. Le intercettazioni tra Amich e Nicotra sono molto lunghe e saranno presto pubblicate integralmente.

IL RE DELL'ISPETTORATO – Le telecamere nascoste della guardia di Finanza immortalano l'ex deputato regionale Marco Forzese che, dopo un incontro con il direttore Domenico Amich, finito ai domiciliari, esce, rientra nella stessa stanza e consegna, all'imprenditore Calderaro, suo “grande elettore”, il fascicolo con le sanzioni dell'ispettorato del lavoro. L'accusa è di corruzione e di falso per soppressione. Facendo sparire il fascicolo, la sanzione non sarebbe mai arrivata a Riscossione Sicilia. Forzese ha rapporti stretti con l'imprenditore Calderaro di Castel di Judica, dove ha ottenuto 105 voti nel 2012, ma quando nel 2017 Forzese scende in campo con Alternativa popolare, centristi per Micari, il giorno del voto, è proprio Calderaro a rassicurarlo. “Come va lì?”, chiede Forzese, e Calderaro risponde: “Per il momento poca affluenza, sono qua”. Gli investigatori, ascoltando l'audio, notano che si tratta della stessa persona che un mese prima si sarebbe “appropriato” del fascicolo nell'ufficio di Amich. A Castel di Judica Forzese è il più votato nel 2017, triplicando i suoi consensi e toccando 264 preferenze personali.

Pochi giorni dopo, Forzese invita Calderaro a un incontro riservato con Pierferdinando Casini: “Vedi che – dice Forzese - molto riservatamente, domani c'è una cena con Casini e saremo una ventina di persone, non più di tanto, se tu puoi ti organizzi e glielo dico solamente all'amico”. L'ex deputato regionale punta sul possibile incontro con Antonio Sindone, presidente del consiglio comunale di Castel di Judica.

ELEZIONI NAZIONALI – Poco tempo dopo le regionali, Forzese torna nel centrodestra. Raffaele Lombardo, il primo di marzo, gli chiede un intervento su Castel di Judica e su Calderaro. “Senti – dice l'ex presidente della Regione – ti volevo dire che bisogna dare una stretta a Castel di Judica, perché sono ancora appresso ad Allegra questi cretini”. Forzese rassicura Lombardo, di aver ricevuto la promessa da “Salvatore”, il figlio di un amico. Poco dopo informa Calderaro che gli avrebbe passato Lombardo al telefono. L'ex presidente concorda un appuntamento e gli chiede, al telefono: “Tumello, come sta andando? Cammina sta candidatura, non cammina, com'è?”. Calderaro lo rassicura: “Cammina, cammina, ormai già è quasi pronta”.

Forzese resta in stretti contatti con Domenico Amich, il direttore dell'ispettorato del lavoro, che si mette “a disposizione”. Prima gli comunica una possibile candidatura alle nazionali, poi lo invita a un incontro politico organizzato il 23 febbraio. “Bene, bene, bene, ti volevo dire praticamente, ti volevo dire venerdì alle cinque, alle diciotto verrà Stancanelli, Razza, faccio un incontro con i nostri candidati del centrodestra materialmente...tra l'altro viene anche Lombardo, va bene gioia?”.

Poco dopo Forzese spiega ad Amich di avere segnalato il suo nominativo al presidente della Regione Sicilia Nello Musumeci: “Mi devi ricordare la tua vicenda dove mi sono permesso, così come ho dato qualche nominativo personalmente a Nello Musumeci, ho parlato quindi di te e grande stima e quant'altro, gioia”. Forzese, il 24 febbraio ringrazia Amich per essere stato presente all'incontro del centrodestra. Poco dopo, il direttore dell'ispettorato del lavoro confida alla fidanzata Daniela Vento che Forzese lo avrebbe segnalato al presidente Nello Musumeci per un incarico alla presidenza regionale: “Niente, abbiamo parlato appunto di Musumeci che è un tipo molto strano, che vuole persone di cui si possa fidare, ho detto, io ho fatto anche il tuo nome, dice, domani che tu vedi Ruggero Razza, che viene alla firma del protocollo, che è l'assessore regionale alla salute...”. Il protocollo, però, è stato siglato dopo l'interessamento dell'Ance e non di Forzese.

Amich racconta anche che Forzese, una volta appreso che il suo contratto scadeva il 31 dicembre del 2018, lo rassicurava dicendo che avrebbero fatto in modo di farlo rimanere a Catania”. Forzese lo chiama il 27 febbraio: “Vedi che poi ho parlato col presidente, ha detto che ti farà arrivare una chiamata per un incontro...”, subito dopo, l'ex deputato regionale gli chiede di “attenzionare” una certa pratica. Per la riconferma dell'incarico di Amich, Nicotra non ha dubbi, sa che il prossimo assessore deve dare conto alla sua corrente politica, cioè Forza Italia. “Chiunque sia, ti dico una cosa, un assessore che deve dare conto, non è che, non è che un assessore, ti stavo dicendo, la qualunque, chiunque venga nominato, sempre uno ne deve dare conto perché siamo della stessa squadra, non è che, in questo senso, siamo a posto, non è il problema, poi vediamo in realtà chi sceglieranno”. Subito dopo i due parlano di un'altra pratica di cui interessarsi.

L'8 marzo una nuova telefonata, Forzese chiede ad Amich se era stato contattato per l'incontro con il presidente della Regione, e accenna all'ex sindaco di Catania Raffaele Stancanelli. “No, no – risponde Amich – ma so che Stancanelli non mi ama particolarmente in questo periodo”.