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L'analisi

Forza Italia, il bivio si avvicina
Come può cambiare il centrodestra


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Nella foto la cena del "patto dell'arancino" l'anno scorso a Catania con i leader del centrodestra

Il governo Lega-5 Stelle e le prospettive dei berlusconiani che non finiranno sul Carroccio.


PALERMO - 
Al di là dei comunicati ufficiali, Forza Italia, soprattutto quella più distante dal fascino leghista, non fa i salti di gioia per la nascita di un governo giallo-verde. E ci pensa Gianfranco Miccicihè, uno poco abituato a giri di parole diplomatici a fotografare lo stato d’animo dei berlusconiani. "Penso del governo Lega-M5s il peggio che si possa pensare – ha detto il presidente dell’Ars in tv a Casa Minutella -. Berlusconi ha fatto bene, come sempre è stato l'unico responsabile in Italia e ha consentito di fare il governo. Per quanto mi riguarda, nella nostra chat gli avevo sconsigliato di farsi da parte. Per me l'unica cosa da fare era tornare a votare. Ma abbiamo dato il via libera perché il Paese avesse un governo. E lo faranno i due partiti che hanno vinto le elezioni. Ma la nostra astensione sarebbe un grave errore, i nostri elettori non capirebbero. Sono convinto comunque che a livello regionale non ci saranno conseguenze".


Nessuna conseguenza in Sicilia, assicura Miccichè. E nemmeno nelle altre regioni, quattro al Nord, governate da Lega e Forza Italia. La coalizione non si rompe. Oggi. E questo è fuori discussione. Come è però altrettanto chiaro che il nulla osta di Berlusconi a cui gli eventi hanno quasi imposto il passo di lato non potrà non lasciare segni in quello che è stato il centrodestra. Soprattutto se il governo “Frankenstein” di grillini e leghisti durerà. Forza Italia, infatti, o almeno la sua parte più moderata, sudista e meno sedotta dal fascino di Salvini, si muoverà in Parlamento più come forza d’opposizione che come stampella (visto peraltro che Lega e 5 Stelle i numeri ce li hanno da soli). Anche perché ormai, la stella del leader nordista è tanto in ascesa che a quei berlusconiani che non si rassegnano a un futuro nel Carroccio non resta che differenziarsi sempre più dalla Lega. Rimarcando il profilo moderato del partito, la sua appartenenza al popolarismo europeo, la sua natura distinta e distante dal populismo. Quello stesso populismo che le televisioni di Berlusconi negli ultimi anni hanno probabilmente contribuito a innaffiare.

Insomma, va maturando in un pezzo del partito l’impressione che l’alleato Salvini sia stato il primo carnefice del movimento del Cav. Al Nord è noto che diversi forzisti risentano della sua forza d’attrazione. E anche al Sud non mancheranno adesso quelli che in cerca di nuovi spazi potranno essere tentati di occupare le praterie meridionali del Carroccio. Che per esempio in Sicilia è quasi una scatola vuota. Tanto che quanti negli ultimi tempi hanno avuto più difficoltà a rapportarsi con i vertici berlusconiani nell’Isola potrebbero essere i primi a sposare la causa del Salvini di governo. E non ci vorrà neanche troppo tempo, come sta capendo in questi giorni il neo-commissario leghista in Sicilia Candiani.

E Forza Italia? Miccichè ha detto la sua. E anche le parole di Renato Schifani in due interviste pubblicate oggi sembrano ben poco accomodanti. “In Parlamento saremmo all’opposizione”, ha detto l’ex presidente del Senato al Giornale di Sicilia, aggiungendo: “Non credo che questa intesa tra due forze populiste che dissentono su temi cruciali come economia e immigrazione possa durare a lungo”. E a Quotidiano.net: “Non esiste un’astensione benevola. Staremo all’opposizione”. Un’opposizione che i forzisti condivideranno con il Pd. Che poi è quel partito con cui i berlusconiani, secondo gli inconfessati piani degli artefici della legge elettorale, avrebbero potuto formare un governo di grande coalizione se il 4 marzo non ci fosse stato l’exploit non prevista in tale misura di Lega e grillini. Ora dem e forzisti si ritroveranno per un pezzo a condividere un ruolo di opposizione antipopulista. E se la linea liberaldemocratica e aperta al centro di Renzi terrà nel Pd è ragionevole pensare che questo possa portare a un avvicinamento dei due partiti, e della piccola galassia di cespugli dell’una e l’altra parte, ridotti a percentuali da microscopio all’ultimo giro. Sinistra interna permettendo, certo. I renziani di Sicilia con la prospettiva del “Nuovo campo” guardano già a quegli scenari strizzando l’occhio ai moderati che Faraone e compagni non hanno ancora imbarcato.

E in Sicilia, dove il peso della Lega è al momento marginale all’Ars, questo processo potrebbe alla lunga sviluppare effetti sulle dinamiche dell’Assemblea regionale, anche se certo è presto per dirlo. Perché sì, Nello Musumeci è stato comunque sostenuto dalla Lega alle elezioni, ma il suo rapporto privilegiato da un punto di vista nazionale resta quello con Giorgia Meloni e i suoi Fratelli d’Italia, rimasti fuori dal governo nazionale, marginali in Parlamento e abbondantemente superati a destra sui sentieri del sovranismo dall’abile Salvini. Che sia questo un preludio a un ritorno alla cifra neogollista di An per i superstiti? Anche questo non è da escludere e anche questo potrebbe inserirsi nel mosaico di un nuovo fronte anti-populista se il governo giallo-verde durerà abbastanza. “Il rischio della crescita della Lega a scapito di Forza Italia c’è – ammette Francesco Scoma – ma bisogna capire come si svilupperà la legislatura a Roma, come si cambierà la legge elettorale, ad esempio, e quali saranno le scelte del governo”. Oggi, insomma, forzisti e Pd continuano a combattersi, tra un mese in molti comuni siciliani si sfideranno alle urne per le amministrative. Domani chi può dirlo. Chissà che la Sicilia, spesso avanguardia delle trasformazioni politiche (pochi rammentano oggi che è da qui che l’onda gialla cominciò ad assumere dimensioni significative) non diventi laboratorio di un nuovo bipolarismo da terza repubblica.