Live Sicilia

Le voci degli eletti nell'Isola

I grillini e il governo con la Lega:
"Nessuna paura, fiducia in Di Maio"


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Parlano i big siciliani del movimento e rassicurano la base: "Col Carroccio tante battaglie insieme"

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PALERMO - La linea l'ha dettata il grillino più in vista in Sicilia. Negli stessi minuti in cui
Luigi Di Maio e Matteo Salvini si incontravano per stabilire le linee di contorno del contratto di governo, dalle celebrazioni per i 70 anni della Corte dei conti nell'Isola Giancarlo Cancelleri lanciava la sua rassicurazione al variopinto mondo dell'attivismo a cinque stelle: "Ai nostri attivisti dico di abbandonare le vecchie logiche da anni Ottanta: tra il M5s e la Lega non c'è un'alleanza ma un contratto e le valutazioni saranno fatte sugli atti concreti del governo". Parole indirizzate a quel fronte di dubbiosi rispetto all'intesa tra pentastellati e Lega. "Al nuovo governo M5s-Lega porteremo le istanze della Sicilia", ancora l'ex candidato presidente dando già per certa la nascita dell'esecutivo. Poi la "certezza" che il possibile accordo darà la possibilità al movimento "di incidere di più" anche sul governo regionale "ma i rapporti con Musumeci non cambieranno - la premessa -, non faremo certamente i suoi passacarte". Bastone e carota nei confronti di Palazzo d'Orleans, come già avvenuto nel corso delle maratone d'aula per la Finanziaria: a Sala d'Ercole, infatti, i grillini non si sono sottratti al dialogo riuscendo a portare a casa qualche emendamento alla manovra.

Roma e le trattative sul nuovo governo, però, sono lontane e così tra i grillini siciliani serpeggia più di qualche diffidenza verso il possibile alleato nordista. I timori per un governo non proprio amico del sud vengono però stoppati dai big del movimento nell'Isola, tutti schierati a favore del dialogo con Salvini sulla base di un assunto semplice ma efficace: "La nostra garanzia è Di Maio, massima fiducia in lui".La pensa così Ignazio Corrao, europarlamentare grillino tra i più vicini al capo politico del movimento: "La Lega non preoccupa i siciliani, che piuttosto sperano di avere un governo che risolva i loro problemi - afferma -. Massima fiducia in Di Maio, che è stato bravo a mantenere dritta la barra. Ha dimostrato di essere in grado di prendere certe responsabilità - prosegue -, altro che i popcorn di Renzi... ". Nessuna preoccupazione per il caso Caputo che ha investito la Lega, con i fratelli di Monreale indagati dalla Procura di Termini Imerese per voto di scambio e inganno agli elettori. "Se si ragiona in questi termini c'è il blocco, l'impossibilità di fare governi con chiunque dal momento che tutti hanno un 'Caputo' di turno. Resto comunque in attesa dei dettagli del contratto per esprimere un giudizio completo". Grandi speranze anche da parte del concittadino di Corrao, Domenico Surdi, giovane sindaco di Alcamo, capitale del grillismo di Sicilia dove Di Maio è di casa per via della love story con Giovanna Melodia, consigliere comunale pentastellata conosciuta la scorsa estate. "Ho grande fiducia in Luigi e nell'idea di un contratto chiaro con tanto di punti da portare avanti. Quella con la Lega non è una alleanza ma, ripeto, si tratta di un accordo sulle cose da fare. Eravamoa  un bivio - prosegue Surdi - tra il cambiare le cose oppure no. Faccio il sindaco e so che governare significa essere concreti. Con Luigi possiamo fare la storia".

Convinto dell'alleanza con la Lega anche il senatore trapanese Vincenzo Maurizio Santangelo, che nel 2013 era presente al colloquio tra i grillini e l'allora premier incaricato Pier Luigi Bersani: "Abbiamo l'obbligo di governare - afferma -. Parlare con le altre forze politiche non è una scelta ma un obbligo. La Lega? Siamo in un'epoca post-ideologica, le alleanze comunque sono altra cosa rispetto al contratto che vogliamo stipulare con Salvini". Secondo Santangelo "c'è l'esigenza 'di fare'", tuttavia "se non sarà possibile trovare una sintesi bisognerà ridare la parola al popolo". Nelle parole del senatore trapanese anche la certezza che il pericolo 'nordista' sia lontano: "Abbiamo votato centinaia di volte insieme con la Lega nella scorsa legislatura, così come con il Pd. Il dialogo - prosegue - non uccide nessuno". Nessun imbarazzo nonostante il partito di Salvini in Sicilia sia incappato in qualche "errore", così come affermato dallo stesso commissario leghista Candiani a proposito del caso Caputo. La vicenda non preoccupa più di tanto. "Il contratto con la Lega è una vicenda nazionale, totalmente slegata da situazioni locali - ricorda Santangelo -, basti pensare che la Lega presenterà anche un suo candidato sindaco a Trapani (Bartolo Giglio, ndr) che concorrerà con il nostro Mazzonello. In passato hanno espresso posizioni agli antipodi rispetto alle nostre - ammette - ma questo non significa che non si possa fare qualcosa per il Paese". Anche in questo caso massima fiducia in Di Maio: "E' la nostra garanzia, sta facendo un lavoro meraviglioso. E' riuscito dove i politici navigati hanno fallito".

Da Palazzo Madama a Palazzo dei Normanni, dove la Lega ha un unico rappresentante, Tony Rizzotto, che pochi giorni fa ha respinto l'accusa di essersi appropriato dei soldi dei dipendenti dell'Istituto di formazione per disagiati e disadattati sociali. "Se dovessimo andare avanti con la logica dei veti non dovremmo avere dialogo con nessuna delle forze politiche - sottolinea Elena Pagana, giovane deputata M5s alla sua prima esperienza a Sala d'Ercole -. Ognuno ha pregi e difetti". Parole che lasciano spazio a un pragmatismo che fino a qualche anno fa faceva a pugni con l'intransigenza del movimento della prima ora: "La Lega? Guardo all'abolizione della riforma Fornero e al reddito di cittadinanza - aggiunge la deputata di Troina -, so che il governo nascente potrebbe raggiungere questi obiettivi e tanto mi basta perché sarebbero provvedimenti che aiuterebbero la Sicilia". Come per Surdi e Santangelo, anche in questo caso "la garanzia è Di Maio", anche se la deputata non nasconde qualche cruccio per la presenza di un partito che in un tempo non lontanissimo puntò sulla secessione: "Non dico che non mi preoccupo della Lega, che era 'Nord' e ora è soltanto 'Lega' - sorride - ma a me interessa che venga abolita la riforma delle pensioni".

Timide riserve che emergono qua e là anche dalle parole di Ugo Forello, capogruppo del Movimento cinque stelle al Comune di Palermo: "Ho grande fiducia in Di Maio - è la premessa dell'ex candidato sindaco pentastellato - ma attendo la conclusione delle trattative per esprimere una valutazione sull'accordo". Forello ritiene "importanti" temi come "la riforma delle norme anticorruzione e il conflitto di interessi" e si dice "certo" che verranno inseriti nel contratto Lega-M5s. Ogni giudizio, tuttavia, è rinviato al documento finale che verrà siglato da Lega e Movimento cinque stelle. Lo stesso grado di cautela non si registra quando al telefono c'è Mario Michele Giarrusso, vulcanico senatore grillino catanese, oggi al suo secondo mandato nell'aula di Palazzo Madama: "Il problema dovrebbero porselo i leghisti - ride - perché noi abbiamo il 33% e loro il 17%. Ci penseremo noi a difendere il 'Regno delle due Sicilie'". Accantonata la storia, Giarrusso ricorda che "M5s e Lega hanno già lavorato insieme e per il bene del Paese - prosegue - torneranno a farlo. Sappiamo come la pensano e in passato abbiamo fatto fronte comune contro le riforme di Renzi". Il mantra è sempre lo stesso: "Per me le garanzie di questo contratto sono Luigi (Di Maio, ndr) e il fatto che in Parlamento saremo il doppio di loro". Giarrusso, da sempre in prima linea nella lotta per la legalità, affronta di petto anche le vicende giudiziarie dei possibili alleati leghisti: "Lo so... - sospira - ma non abbiamo la maggioranza e dobbiamo scegliere tra il restare 'anime belle' e il 'fare'. Senza accordi - ammette - avremmo messo in frigo il 33% dei voti degli italiani. La possibilità di un accordo con altre forze politiche era già stata preannunciata da Di Maio e comunque - conclude - non transigeremo su nulla. La mediazione sarà molto 'alta' e non al ribasso". La 'mediazione', intanto, prosegue tra Roma e Milano, mentre ai grillini di Sicilia resta quel suggerimento: "Via le logiche da anni Ottanta".