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L'INDAGINE

Dal generale all'imprenditore
Tutti gli uomini di Montante


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Il Tribunale di Caltanissetta

Sotto inchiesta anche l'ex Capo di Stato maggiore dei carabinieri, uomini dei servizi segreti e alte cariche della polizia. I NOMI

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PALERMO - C'è Antonello Montante, ma ci sono anche ufficiali dell'Arma dei carabinieri e della finanza, uomini di vertice della polizia e dei servizi segreti nell'inchiesta della Procura di Caltanissetta. Per sei di loro è scattato un provvedimento cautelare, ma gli indagati sono molti di più.

Ai domiciliari finiscono Giuseppe D'Agata, colonnello che ha guidato il Comando provinciale dei carabinieri di Caltanissetta e la Dia di Palermo per poi approdare ai servizi segreti; Diego Di Simone ex sostituto commissario della squadra mobile di Palermo, assoldato da Montante come responsabile della sicurezza; Marco De Angelis, pure lui sostituto commissario, ma in servizio alla prefettura di Milano; Ettore Orfanello che ha lavorato alla Polizia tributaria di Caltanissetta; l'imprenditore Massimo Romano, titolare della catena di supermercati "Mizzica" - Carrefour Sicilia, che faceva parte del team Legalità di Sicindustria ed è stato presidente di Confidi Caltanissetta. Sospensione per un anno nei confronti di Giuseppe Graceffa, vice sovrintendente della Questura di Palermo.

E poi ci sono gli indagati a piede libero: Gianfranco Ardizzone, ex comandante provinciale della finanza di Caltanissetta e poi capo centro della Dia nissena; Mario Sanfilippo, della Polizia tributaria di Caltanissetta e comandante della sezione Tutela finanza pubblica; Andrea Grassi, dirigente della prima divisione del Servizio centrale operativo della polizia di Roma e oggi questore vicario di Firenze; Arturo Esposito, generale dei carabinieri in pensione, ex capo di Stato maggiore dell'Arma dei carabinieri ed ex direttore dell'Aisi, i servizi segreti militari; Andrea Cavacece, capo reparto dei servizi.

Farebbero parte tutti dell'associazione a delinquere creata da Montante per acquisire notizie riservate sull'inchiesta avviata tre anni fa nei suoi confronti per concorso sterno in associazione mafiosa. Un'accusa che sembrerebbe finire nelle retrovie per lasciare spazio alla rete di connivenze che copre un arco temporale che inizia nel 2008 e va avanti fino a pochi giorni fa. Secondo il Gip, Montante "ha intrattenuto qualificati rapporti con esponenti di spicco di Cosa nostra", ma non ci sono elementi a sufficienza per configurare il reato di mafia.

Montante con la collaborazione degli importanti investigatori non solo avrebbe acquisito notizie riservate con una imponente attività di "dossieraggio", ma avrebbe anche bonificato, tramite, una ditta privata, alcuni immobili per “ostacolare attività di indagine in corso”. Ed ancora: alcuni poliziotti avrebbero fatto accesso alla banca dati per acquisire notizie di indagini, ma anche private, su numerosi soggetti”.

Un aiuto in cambio di cosa? Alcuni esempi: De Angelis avrebbe ottenuto l'interessamento per il trasferimento dalla Questura di Milano alla Dia di Palermo (trasferimento che poi non si concretizzò), visto che oggi lavora alla Questura palermitana; D'Agata, invece, grazie all'interessamento di Montante sarebbe transitato ai Servizi Segreti, mentre la moglie sarebbe stata prima nominata e poi confermata alla presidenza di Ias spa, Industria acqua siracusana. Non solo Montante sarebbe riuscito grazie alle sue amicizie ad ammorbidire i controlli nelle sue aziende e a rendere pesantissime quelle verso altri imprenditori.