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PALERMO

Mafia e intestazione fittizia
Imputati tutti assolti


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Il Tribunale di Palermo

Il processo ruotava attorno alla Palermo Recuperi srl.

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PALERMO - Sette anni di processo si chiudono con un'assoluzione. Tutti scagionati Antonino Vernengo, Rosa Franconfonti, Antonina Provenzano e Angelo Caruso. Erano difesi dagli avvocati Tommaso De Lisi e Angelo Barone. La sentenza è del Tribunale presieduto da Bruno Fasciana.

Il processo ruotava attorno alla Palermo Recuperi srl. Dietro l'azienda, secondo l'accusa che non ha retto, ci sarebbero stati Francesco Francofonti, già condannato per mafia, e Antonino Vernengo, indagato per lo stesso reato. Da qui l'accusa di intestazione fittizia aggravata dall'articolo 7, previsto quando c'è di mezzo Cosa nostra.

I due avrebbero intestato l'impresa a Rosa Francofonti (figlia di Francesco), Antonina Provenzano (moglie di Vernengo) e Angelo Caruso. Nel 2011 l'impresa fu sequestrata penalmente. Ora il Tribunale ha disposto la restituzione, ma resta in piedi il sequestro successivo in sede di Misure di prevenzione. I titolari contestano ora anche la gestione dell'amministrazione giudiziaria affidata all'inizio all'avvocato Gaetano Cappellano Seminara, oggi sotto processo assieme all'ex presidente Silvana Saguto. “L'impresa ormai non esiste più”, dicono.

Al processo chiuso con l'assoluzione i pm avevano chiesto il non luogo a procedere per prescrizione, ritenendo che fosse venuta meno l'aggravante di mafia. Il Tribunale, però, ha assolto gli imputati nel merito.