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Artisti, turismo e investimenti
Palermo "aspetta" Manifesta


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Palazzo Butera

La Biennale d'arte contemporanea fa tappa in Sicilia. Cosa è e cosa lascerà alla città.

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PALERMO - Un budget da 6,2 milioni di euro, centinaia di migliaia di turisti, palazzi storici recuperati, mille giornalisti da tutto il mondo accreditati per la sola apertura e un obiettivo: fare di Palermo un centro dell’arte contemporanea internazionale. Manca meno di un mese all’apertura di Manifesta 12, la biennale che dal 16 giugno al 4 novembre farà tappa nel capoluogo siciliano trasformandolo in un laboratorio a cielo aperto che attirerà artisti e mecenati da tutto il mondo.

Un’occasione imperdibile per la città che quest’anno è anche capitale italiana della cultura e che può fregiarsi del recente riconoscimento Unesco del percorso arabo-normanno. La macchina organizzativa è in moto già da due anni e ha la sua base al Teatro Garibaldi, che si affaccia su quella piazza Magione che sarà uno dei cuori della biennale. A guidarla c’è il direttore Roberto Albergoni, palermitano ed esperto di cooperazione culturale con i Paesi del Mediterraneo, che si trova a capo di un team giovane e internazionale, per l’80% femminile, fatto di una quarantina di professionisti fra cui architetti, esperti di comunicazione ed esperti in ambito educativo scelti tramite bando e che vengono da tutta Italia ma anche da Spagna, Russia o Svizzera.

Il Teatro Garibaldi



L’inaugurazione è prevista per il 16 giugno con una cerimonia in grande stile, preceduta da una due giorni dedicata alla stampa internazionale: oltre ai media di settore ci saranno inviati del Financial Times, del The Guardian, de Le Monde e de El Pais. Una vetrina d’eccellenza per Palermo, che proprio in quei giorni ospiterà due “performance processionali”: il nigeriano Jelili Atiku andrà dai Quattro Canti al Foro Italico ispirandosi al Festino di Santa Rosalia, Marinella Senatore invece porterà la danza per le strade del centro storico.

Ma che cosa è Manifesta? E soprattutto, che benefici ne avrà Palermo? Si tratta di una biennale europea di arte e cultura contemporanea che ha la caratteristica di essere “nomade”: al contrario di Venezia, tanto per fare un esempio, ogni due anni cambia sede e dagli anni Novanta a oggi ha toccato tra le altre Rotterdam, Lussemburgo, Nicosia, San Pietroburgo, Zurigo e nel 2020 sarà a Marsiglia. Ogni edizione ha una sua tematica e funge da laboratorio: fino al 4 novembre, in pratica, artisti, esperti e mecenati saranno a Palermo per esibirsi, confrontarsi ma soprattutto per riflettere sui temi delle migrazioni e della coesistenza.

“Manifesta si distingue da altre biennali internazionali ed è considerata la terza al mondo perché riserva una specifica attenzione agli aspetti socio-politici – spiega Albergoni -. Crea una relazione con la città che la ospita e propone un progetto artistico che parte dalle opportunità che la città offre. Palermo ha presentato tematiche forti come le migrazioni e i cambiamenti climatici, che sono legate fra loro e che stanno animando un grande dibattito in tutto il mondo fra chi vuole costruire muri e chi invece no. Palermo e la Sicilia sono luoghi di migrazioni e coesistenze: in questa città l’integrazione avviene in modo istintivo e senza emarginazioni, tanto che i migranti vivono nel centro storico e non in periferia”.

Il programma è ancora in parte riservato ma sono previsti eventi, mostre, attività cinematografiche, performance di vario tipo e installazioni in 15 luoghi simbolo di Palermo. Non i tradizionali musei ma l’Orto Botanico, esempio della coesistenza di specie diverse, piazza Magione e la sua chiesa, il Teatro Garibaldi, Palazzo Costantino ai Quattro Canti, Palazzo De Seta alla Kalsa, Palazzo Ajutamicristo in via Garibaldi ma anche Pizzo Sella e lo Zen, dove sta sorgendo un giardino urbano realizzato con i residenti. Il fiore all’occhiello sarà però Palazzo Butera, acquistato dal collezionista Massimo Valsecchi che lo aprirà alla città per esporre la sua collezione. “Abbiamo scelto alcuni luoghi alcuni simbolici e altri meno conosciuti o comunque non utilizzati per cose di questo tipo”, dice il direttore che segue in prima persona anche i lavori che si stanno svolgendo nei vari siti. Manifesta si occuperà infatti di renderli fruibili intervenendo, per esempio, sugli impianti elettrici: un modo per lasciare qualcosa alla città anche quando sarà tutto finito.

Il budget è fissato in 6,2 milioni di euro: tre milioni e mezzo li ha messi il Comune, mentre la restante parte viene da sponsorizzazioni pubbliche e private messe insieme dalla Fondazione olandese. Manifesta nasce infatti nei Paesi Bassi e una fondazione si occupa di costituire, con la città selezionata, una apposita fondazione di scopo la cui guida è divisa a metà. Il presidente onorario è il sindaco Orlando, quello effettivo è l’olandese Hedwig Fijen, il vicepresidente è Leonardo Di Franco (vicepresidente del Teatro Massimo) ma nel cda siedono anche Valsecchi, la giornalista Egle Palazzolo giornalista e il presidente della banca Sant’Angelo Pietro Busetta.

Palermo si è candidata giugno del 2014 e ha battuto la concorrenza di Praga e della Svezia. “Palermo viene scelta anche per le sue complessità – precisa Albergoni – per la sua capacità di essere un laboratorio: il centro storico è un luogo a suo modo incompiuto, dal punto di vista artistico e della relazione tra arte e società esercita molto fascino, è un luogo in cui poter sperimentare”. Rispetto a città come Zurigo dove tutto è in ordine, il capoluogo siciliano è una terra da poter modellare, che si apre solo ora alla grande arte internazionale e in cui, per i mecenati ma anche per chi vuole compare casa, fare investimenti sarà molto più economico che altrove. “Stiamo mettendo in comunicazione gallerie e artisti internazionali con eccellenze locali, l’Accademia delle Belle arti e l’Università col resto del mondo – dice il direttore - una sinergia che potrà continuare anche in futuro”.

La curatela è affidata a un team di quattro esperti: un architetto che lavora a Rotterdam, un architetto spagnolo che insegna alla Columbia University, una regista belga e una curatrice d’arte contemporanea svizzera di origine greca. Provenienze e competenze diverse che hanno lavorato insieme, offrendo un punto di vista “esterno” ma partendo da uno studio sulla città elaborato da uno studio olandese Oma.

I soldi raccolti finora serviranno a finanziare la kermesse, che però incasserà anche con i biglietti. La Biennale di Venezia fa in media 400 mila visitatori, a Zurigo Manifesta ne ha chiamati a raccolta 200 mila, a San Pietroburgo si è raggiunto il picco del milione: sta di fatto che per giugno negli hotel c’è il tutto esaurito. In ogni sede si pagherà un biglietto di 15 euro per la singola giornata e 25 per tre giorni; ai siciliani invece verrà applicato uno sconto speciale, ossia 10 euro per entrare in tutte le sedi per tutti e quattro i mesi. Una sorta di abbonamento per restituire qualcosa a Palermo e all’intera Sicilia.

Secondo i calcoli dell’Università di Zurigo, quando la città svizzera ha ospitato Manifesta ha incassato 5 euro per ogni euro speso, considerando che migliaia di visitatori significano anche ristoranti e alberghi pieni. Una prospettiva che fa ben sperare Palermo, dove il budget è di 6,2 milioni ma almeno altri 700mila euro saranno investiti nei progetti collaterali. Infatti, oltre al programma principale, ci saranno una settantina di progetti a latere selezionati con un bando su un totale di 640 proposte provenienti anche da Europa, Stati Uniti o Qatar, finanziati da privati o enti pubblici. Poi c’è il 5x5x5: 5 gallerie, 5 artisti e 5 università che lavoreranno a Palermo, a stretto contatto con gli omologhi locali.

“Manifesta coinvolge già le scuole e i quartieri anche periferici come lo Zen, Oreto e la costa Sud, oltre al centro storico – aggiunge Albergoni – l’Amat ci metterà a disposizione un autobus scoperto che sarà una stazione mobile in giro per la città e avremo anche una App dedicata agli eventi e che fungerà da guida per gli spostamenti. Il tutto in stretta sinergia con i vari assessorati del Comune, il Teatro Massimo e le partecipate, grazie alle quali ci saranno anche piani straordinari di pulizia”. La vera scommessa sarà infatti il modo in cui Palermo si presenterà al mondo, se sarà in grado di cogliere o meno le opportunità che le si presenteranno e di immaginare il suo futuro.