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PALERMO

Fiammetta Borsellino dai Graviano
Il "no" delle procure antimafia


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La figlia del giudice lo ha appreso "in maniera ufficiosa": "Hanno ignorato la mia richiesta".

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PALERMO - "Hanno ignorato la mia richiesta di un altro incontro e questa è la cosa peggiore che si possa fare". Lo dice Fiammetta Borsellino, che ha appreso "in maniera ufficiosa" del no delle procure antimafia a rivedere i fratelli Giuseppe e Filippo Graviano, boss già incontrati dalla figlia di Paolo Borsellino lo scorso 12 dicembre nelle carceri di Terni e L'Aquila. "Ho avanzato la nuova richiesta al Dap un paio di mesi fa - dice, per quanto il tempo in sia ormai una dimensione aleatoria, ritengo che il silenzio stia durando tanto".

"Il ministro Orlando si faccia carico, come meritoriamente fatto già una volta, dell'autorizzazione di Fiammetta Borsellino a un nuovo incontro in carcere con i fratelli Graviano. La ricerca della verità sulle stragi è un diritto dei familiari del giudice Borsellino e dei cittadini, così come è dovere dello Stato, o è semplicemente giusto, non ostacolare questo percorso umano e privato di una donna che è stata protagonista di una delle storie più dolorose della nostra Repubblica. Dopo 25 anni di depistaggi e pentiti fasulli, è l'ora della verità"scrivono, in una nota congiunta, il senatore Davide Faraone e il deputato Carmelo Miceli, entrambi del Pd.

"Non sappiamo se la signora Borsellino incontrerà nuovamente Giuseppe Graviano come pare abbia richiesto. Pare che le procure interessate alle indagini in corso, che stanno indagando anche sulle stragi del 1993 non siano d'accordo, lo auspichiamo". Lo scrive in una nota Giovanna Maggiani Chelli, presidente dell'Associazione tra i familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili riferendosi alle notizie sull'incontro in carcere tra il boss e Fiammetta Borsellino. "Se non fosse così, in questa orda mediatica, chiederemo anche noi di incontrare Giuseppe Graviano, per capire se è disponibile a 25 anni di distanza, a parlare davanti ai parenti delle sue vittime a raccontarci del perché a Firenze il 27 Maggio 1993, in via dei Georgofili, ha fatto uccidere bambini di soli 50 giorni e 9 anni e ragazzi di venti anni", aggiunge. "Tutte vittime ignare e innocenti e non certo dedite ai compiti della Magistratura che ha l'obbligatorietà delle indagini - prosegue Maggiani Chelli -. Non abbiamo bisogno di intermediari che portano fuori dalla cella del carcere di Graviano Giuseppe, notizie, che possono riguardare in qualche modo le indagini sulle stragi del 1993, per essere inevitabilmente fuorvianti sulla verità in sede di accertamento".