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PALERMO

"La mafia dei nigeriani"
Droga, prostituzione e condanne


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Per la prima volta una sentenza certifica l'esistenza di un'organizzazione criminale strutturata.


PALERMO - Non c'è solo la mafia palermitana. Una sentenza, seppure di primo grado, certifica l'esistenza di quella nigeriana. Dal rito dell'affiliazione al pentitismo: ci sono tutti gli elementi tipici di Cosa nostra.

Il giudice per l'udienza preliminare ha condannato gli imputati a pene pesanti: 14 anni per Alaye Samson Obama e Ibrahim Yusif; 6 anni per Kennet Osahon Aghaku; 6 anni per Steve Osagie; 6 anni per Sylvester Collins; 8 anni per Osayi Idemudia; 4 anni e 5 mesi per Lucky Monye; 4 anni e 8 mesi mesi per Evans Osayamwen; 4 anni e 5 mesi per Efe Airbe; 3 anni e 4 mesi per anni per Edith Omoregie (difesa dall'avvocato Giuseppe La Barbera, era l'unica donna sotto processo e per lei è caduta la più grave ipotesi di associazione mafiosa) ; 4 anni e 8 mesi per Vitanus Emetuwa; 4 anni e 5 mesi per Victor Jude; 4 anni e 5 mesi per Nosa Inofogha; 2 anni e 8 mesi per Austine Johnbull.

Quest'ultimo è stato stato il primo collaboratore di giustizia dell'organizzazione a svelare i segreti dell'ala palermitana dell'Ascia Nera, Black Axe, nata negli anni '70 in Nigeria. All'inizio era una sorta di confraternita religiosa, poi divenne una banda criminale con regole ferree, riti di affiliazione ed esplosioni di violenza.

Nel 2013 è stato costituito il “Forum di Palermo”, una costola della cupola nazionale. Stessa cosa è avvenuta a Padova, Verona, Napoli e Castelvolturno. Il neo pentito è Austine Johnbull che è stato condannato dal Tribunale di Palermo a dieci anni e otto mesi di carcere. Il giudice per l'udienza preliminare Claudia Rosini ha accolto quasi del tutto la ricostruzione del pubblico ministero Gaspare Spedale.

I nigeriani sotto processo avrebbero controllato il mercato della prostituzione e lo spaccio di droga tra i loro connazionali a Palermo. L'affiliazione - secondo il nigeriano che ha collaborato - è preceduta da un periodo di "orientation" ossia una sorta di apprendistato nel corso del quale vengono insegnate le principali regole del sodalizio. Durante questo periodo vengono anticipate condotte di pestaggio che poi caratterizzeranno il rito di affiliazione e che servono a sperimentare la capacità del nuovo affiliato di affrontare con coraggio e fermezza la sofferenza. Da qui scaturirebbe la particolare violenza di questa associazione. Il pm aveva parlato di "una organizzazione solida, verticistica e ben definita".

La nota del sindaco di Palermo Leoluca Orlando e dell'assessore alle Attività sociali Giuseppe Mattina. “Apprendiamo con grande soddisfazione delle dure condanne ai membri della Black Axe che si sono vergognosamente resi protagonisti del controllo del mercato della prostituzione nigeriana e dello spaccio di droga tra i loro connazionali a Palermo. Oggi celebriamo la conclusione di un triste momento di vita ma assolutamente importante per la libertà delle donne nigeriane dalla schiavitù e dal dolore”. Nel processo contro la mafia nigeriana a Palermo il Comune si era costituito parte civile.