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Più risparmi, ma le famiglie...
Armao: "Basta con gli alibi"


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Il report sull’operatività del sistema bancario nell’Isola.

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PALERMO- Nel 2017, il risparmio dei siciliani è cresciuto di un miliardo e si assesta a 59 miliardi di depositi. Diminuiscono gli impieghi pari a 61 miliardi, con tre miliardi in meno di massa finanziaria disponibile per le famiglie e le imprese. E diminuiscono, quest’ultimo è un dato positivo, anche le sofferenze del sistema bancario siciliano che nel 2016 erano pari a 11 miliardi e al 31 dicembre 2017 ammontavano a 9 miliardi. Questi i principali dati del report sull’operatività del sistema bancario nell’Isola nel secondo semestre del 2017.

Su tutte le voci di analisi si registra un allineamento della situazione siciliana con quella italiana. Questo avviene particolarmente per ciò che riguarda l’incidenza percentuale delle sofferenze sugli impieghi relativo al finanziamento delle imprese. Il dato regionale è del 24,7% mentre il valore medio nazionale è di 23,7%. Malgrado ciò sono proprio le imprese a risentire del minore investimento di tre miliardi da parte delle banche. Nel 2016 , infatti, gli impieghi erano pari a 27 miliardi mentre nel 2017 si sono fermati a 24 miliardi.


E proprio su questi elementi si sofferma maggiormente Gaetano Armao, assessore all’Economia e vicepresidente della Regione: “Con l’allineamento del dato sulle sofferenze bancarie siciliane – spiega l’Assessore - alla quota nazionale, crolla uno degli alibi che allontanava gli investimenti bancari dalla nostra Regione: quello di un più alto costo del denaro. Così, non è irragionevole pensare che si possa puntare ad abbassare i tassi d’interesse dei prestiti. Al contempo speriamo che le banche tornino a finanziare il mondo dell’impresa siciliano”.

Ma se il rapporto sofferenze/impieghi nel mondo delle imprese è positivo lo stesso non si può dire per il dato generale. La media nazionale della capacità di restituire i prestiti, infatti, ammonta al 9,5% mentre il valore siciliano è pari al 14,8%. Insomma, mentre le imprese fanno meno fatica a pagare i propri debiti, lo stesso non vale per le famiglie che invece incontrano grosse difficoltà. Un resoconto con luci ed ombre quindi e che permette ad Armao di rivendicare l’azione del Governo per un miglioramento della situazione creditizia in regione. “In legge di stabilità – dice l’assessore - siamo riusciti a garantire 200 milioni di euro per favorire il ricorso al credito delle imprese in Sicilia. 50 milioni sono stati utilizzati per conservare il patrimonio dell’Irfis che il passato Governo voleva depauperare per fare fronte ai problemi del bilancio regionale. Inoltre siamo riusciti a patrimonializzare 84 milioni di euro che l’Irfis aveva in cassa ma che erano fluttuanti non sapendo se fossero dello Stato . Infine – termina - firmeremo nei prossimi giorni un accordo di 70 milioni con il ministero dello Sviluppo economico. Queste risorse saranno utilizzate per i confidi, cioè per fornire alle banche le opportune garanzie ogni qual volta quelle presentate dai privati, non bastino per ottenere il credito”.

Il report, poi delinea pure l’articolazione strutturale e territoriale del sistema bancario. In Sicilia sono presenti 1440 sportelli, 473 di banche con sede in Sicilia e 967 di banche con sede fuori dall’Isola. Si assiste così all’abbandono del modello di una filiale per ogni campanile ed anzi cresce il numero dei Comuni che non ha una filiale di banca. In regione diminuiscono sempre di più le banche con sede che sono rimaste 27, 22 di credito cooperativo, 5 società bancarie per azioni e 2 banche popolari. Numeri questi ultimi già cambiati nei primi mesi del 2018 Anzitutto perché Banca Nuova è stata incorporata in Banca Intesa portando così a quattro il numero delle banche con società per azioni aventi sede in Sicilia. E poi perché due Bcc sono state cancellate o sono in via di depennamento dall’albo: la “Antonello da Messina” di Messina e la “Senatore P. Grammatico” di Trapani.

E proprio concludendo l’analisi del report il vicepresidente Armao commenta: “Il ricorso alla banca digitale è ormai irreversibile e riguarda tutto il continente. È anche vero che la nostra Regione vive il bisogno di Comuni che hanno bisogno dello sportello a livello locale. Per questo c’è un dialogo con il sistema bancario regionale perché alcuni territori non perdano tale presenza. Una razionalizzazione è sicuramente opportuna ma il modello non può essere quello di Francoforte o di Milano ma deve essere quello della Sicilia che ha tutto il diritto di ricevere un servizio bancario all’altezza per ogni cittadino europeo”.