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PALERMO

Bar, parcheggi e pompe di benzina
Il tesoro dei fratelli Graviano


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Il boss Giuseppe Graviano

Confische e dissequestri per decine di beni riconducibili, attraverso prestanome, ai boss stragisti.

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PALERMO - Detenuti al carcere duro da decenni, eppure le ricchezze dei fratelli Graviano hanno continuato a crescere a dismisura.

Nel 2011 scattò il sequestro per beni il cui valore fu stimato in 32 milioni di euro. Sette anni dopo arriva la confisca per la stragrande maggioranza di essi, ma ci sono anche dei dissequestri. Il decreto è della sezione Misure di prevenzione presieduto da Raffaele Malizia, giudice estensore Giovanni Francolini. Le indagini, coordinate dal pubblico ministero Dario Scaletta, sono del Gico del Nucleo di polizia economico-finanziaria della guardia di finanza. La notizia della confisca era stata anticipata il mese scorso da Livesicilia.


I sigilli furono apposti ad appartamenti, ville, negozi, terreni, distributori di benzina, bar e agenzie di scommesse che, secondo l'accusa, sarebbero riconducibili, attraverso prestanome, ai boss stragisti di Brancaccio, a Giorgio Pizzo e Giuseppe Faraone.

Vanno in confisca i beni riconducibili ai Graviano e a Pizzo: la ditta individuale “Angelo Lo Giudice” che gestisce tre distributori di carburante (Agip di viale Regione Siciliana, all'altezza della rotonda di via Oreto; Esso di piazza Sant’Erasmo; Esso di piazza Scalia); la ditta individuale di Rosa Bompasso, che gestisce il bar Liberty in viale Regione Siciliana, nei pressi di via Oreto, e quella di Mario Bompasso a cui è intestato il distributore Ip di Viale Leonardo da Vinci 394.

Ai soli Graviano, Benedetto, Filippo e Giuseppe, sono riconducibili e vanno in confisca: la ditta intestata a Vincenzo Lombardo e il distributore Ip di viale Regione Siciliana, angolo via Giafar; un villino nel Comune di Misilmeri, intestato a Gaetano Calascibetta; il parcheggio Jolly di Giuseppina Di Fresco a cui è intestato anche un terreno sempre a Palermo; due appartamenti in via di Rudinì e un terreno in contrada Bagnasco formalmente di Castrenze Militello, Francesco Rizzo; altri terreni e una villa intestati a Giuseppe Militello, Tommaso Pietro e Antonino Fanara; una villa con box in via Albricci che al catasto risultano di proprietà di Carmela Galdi.

Ecco i beni restituiti: terreno intestato a Vincenzo Liguori e Provvidenza Durante, Gb Oreto Scommesse; impresa individuale Santi Pullarà che gestisce un distributore Agip in Corso dei Mille, Ponte dell'Ammiraglio (difeso dagli avvocati Michelangelo Di Napoli e Gianfranco Raimondo); terreno intestato a Fabio Mafara (difeso dall'avvocato Melchiorre Piscitello); un immobile nel residence Green Village, a Trabia, in contrada Sant'Onofrio intestato a Teresa e Rosaria Catalano (avvocato Fabrizio Capuano) che risultano intestatarie anche di un appartamento in via Belmonte Chiavelli; una casa con box a Bagheria intestati a Michele Nicastro (difeso dall'avvocato Maurizio Rivilli); una villa e due appezzamenti di terreno a Cefalù in contrada Mazzatore, che risultano di proprietà di Pietro Sansica (difeso dall'avvocato Giovanni Castronovo). Tutti questi beni sono stati ritenuti di provenienza lecita.