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EX SICILIA E-SERVIZI

Debiti, contenziosi, dipendenti
Sicilia Digitale ha 4 mesi di vita


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L'allarme lanciato in Commissione Bilancio dall'amministratore Corona. A rischio anche 36 posti di lavoro.


PALERMO - Quattro mesi. Tanto resta da vivere alla società Sicilia Digitale (ex Sicilia e-Servizi) stando a quanto messo nero su bianco dal nuovo amministratore unico scelto dal governo Musumeci, Dario Corona. Una relazione che fa i conti in tasca alla società partecipata e che punta il dito contro la gestione degli ultimi anni del socio unico: ovvero la Regione. A far franare le fondamenta di Sicilia Digitale non sono soltanto i debiti, infatti, ma anche i crediti accumulati e non riscossi che la società vanta nei confronti dei propri clienti. Che è sempre la Regione. Per non parlare dei contenziosi che Sicilia Digitale ha attualmente in corso in tribunale, alcuni riguardano l'ex socio privato, Sicilia e-Servizi Venture, alcuni sono contro la Regione stessa. Il più oneroso riguarda un decreto ingiuntivo da 93 milioni 163 mila euro.

Un cane che si morde la coda, quindi. E anche se l'assessore all'Economia
Gaetano Armao assicura di non voler arrivare alla liquidazione e annuncia "la possibile revisione del contratto di servizio e la creazione di un mega centro informatico nella ex sede Asi a Brancaccio", la Commissione Bilancio dell'Ars vuole vederci chiaro. "Dopo aver speso una barca di soldi per questa società, ci ritroviamo ancora oggi con un pugno di mosche", ha detto il presidente della Commissione Riccardo Savona. E, intanto, a rischio, ci sono i posti di lavoro di 38 dipendenti a tempo determinato che lavorano per Sicilia Digitale e i cui contratti sono in scadenza a breve, i primi già dopo l'estate.

"Fondi solo per quattro mesi"

"La nostra preoccupazione - dice Dario Colombo, direttore generale di Sicilia Digitale - è che il cliente non paghi, lasciandoci con un buco in bilancio difficile da gestire". E il cliente altri non è se non la Regione stessa. I numeri li snocciola nella relazione l'amministratore Dario Corona, subentrato ad Antonio Ingroia lo scorso 9 febbraio. Nonostante l'ultimo bilancio, non ancora approvato, registri un utile di 40 mila euro, il problema della società restano i crediti vantati e non riscossi, prevalentemente dalla Regione stessa, e i debiti con l'ex socio privato e altri fornitori. I crediti ammontano a 104 milioni di euro, i debiti a 105 milioni di euro. Il capitale sociale di Sicilia Digitale ammonta ormai a soli 500 mila euro. Ed è sulla base di questa situazione finanziaria, scrive Corona nella relazione, che "la società in condizione di fronteggiare le uscite di cassa ordinarie (affitti, energia elettrica, stipendi e contributi) per, e non oltre, i prossimi quattro mesi".

Spese e affitti

Una delle voci di bilancio più preoccupanti è proprio quella relativa agli affitti e alle spese correnti. L'idea di Armao di spostare interamente la società Sicilia Digitale e il Centro tecnico nella ex sede dei Consorsi Asi, acquisita al patrimonio della Regione con una norma specifica approvata nella scorsa Finanziaria, potrebbe essere una soluzione per non dover più pagare i 383 mila 149 euro l'anno per l'affitto della sede in via Thaon de Revel, in zona Fiera del Mediterraneo Palermo. "Per canoni di sub locazione non riscossi e spese generali anticipate - spiega Corona durante la seduta in Commissione Bilancio - Sicilia Digitale registra un buco di 2.668. 114,45 euro, di cui 1.430.600 nei confronti del dipartimento Bilancio e  514.353 euro nei confronti dell'Ufficio per il Coordinamento dei Sistemi informativi regionali". Anche gli enti che si trovano in subaffitto nello stesso stabile - tra cui Sicilia Patrimonio Immobiliare spa, Sicilia e-Ricerca spa, Lavoro Sicilia spa - sono società regionali. "La società Sicilia Digitale, ancorchè fruitrice di una minima parte dei locali, essendo conduttore dell'intero immobile, si fa carico di anticipare al locatore l'intero canone, oltre che anticipare le utenze generali", comprese quelle elettriche per il Centro tecnico della Regione.

I dipendenti

Sicilia Digitale ha ad oggi tre contratti di servizio in itinere, il più rilevante - da 5.586.145 euro all'anno - con l'Assessorato regionale all'Economia per l'Attività di Coordinamento dei Sistemi informativi; un altro, per 467.249 euro annui con l'Assessorato alla Formazione, l'ultimo, anche in ordine di tempo (31 gennaio 2018), da cinque mesi per 153.989 euro, con l'assessorato alla Salute. I dipendenti della partecipata sono 116, 80 a tempo indeterminato (4 dirigenti, 13 quadri e 63 impiegati), finiti in un'inchiesta della Corte dei Conti, e 36 a tempo determinato che fanno capo alla società Tempor. Sono proprio loro a rischiare di più se la società resta in crisi di liquidità. "Il mantenimento delle risorse interinali - scrive Corona nella relazione - risulta allo stato necessario e indispensabile per la continuità dei servizi aziendali, vista la carenza di personale a tempo indeterminato". "Fondamentale per il rilancio della società - dice Corona - predisporre e approvare un Piano industriale che miri almeno a quattro esercizi, oltre al fatto che l'attuale Contratto di Servizio non risulta adeguato al complesso quadro dell'Agenda Digitale e della Transizione al Digitale".

Una storia iniziata nel 2005

Insomma, la società nata per volere dell'ex governatore Salvatore Cuffaro nel 2005, si ritrova di nuovo al centro del dibattito politico. Rosario Crocetta ci aveva anche provato a chiuderla e chiamò come liquidatore l'ex pm Antonio Ingroia, poi la marcia indietro, le assunzioni finite al centro di due inchieste, il cambio di denominazione da Sicilia e-Servizi a Sicilia Digitale e, infine, l'incapacità di chiudere la vertenza con i privati. Vertenze che durano ancora oggi e che, assieme ai crediti non riscossi e ai debiti, rischiano di far fallire la società partecipata. E la Commissione Bilancio dell'Ars è stata chiara e ha lanciato un messaggio al Governo: "Abbiamo scommesso più volte su questa società e sta andando male - ha detto Savona -. Non possiamo farla morire, faremmo un danno a tutti i siciliani, ma dobbiamo vederci chiaro. Non c'è nessuno che possa dirsi senza colpe".