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PALERMO

La guerra totale per la serie A
Ricorso sportivo ed esposto penale


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Il lancio di palloni in campo da parte dei giocatori del Frosinone

Il Palermo chiede lo 0-3 a tavolino contro il Frosinone e l'intervento dei pm su Parma-Spezia


PALERMO - È guerra totale da parte del Palermo. Oltre al ricorso al giudice sportivo, la società rosanero si rivolgerà anche alla magistratura ordinaria. Nel primo caso i legali di Zamparini chiedono la vittoria a tavolino per “comportamento antisportivo” dei giocatori del Frosinone. Nel secondo, il presidente Giovanni Giammarva ha chiesto alla Procura federale gli atti che riguardano l'indagine sulla partita Parma-Spezia con l'intenzione di presentare un esposto alla Procura della Repubblica.

Sono tre i punti su cui si basa il ricorso sportivo firmato dagli avvocati Francesco Pantaleone Gaetano Terracchio e Francesca Trinchera


Il lancio dei palloni
I legali del Palermo citano l'art. 17 comma 1 del Codice di giustizia sportiva “la società ritenuta responsabile, anche oggettivamente, di fatti o situazioni che abbiano influito sul regolare svolgimento di una gara o che ne abbiano impedito la regolare effettuazione, è punita con la perdita della gara stessa con il punteggio di 0‐3”. Il riferimento è a quanto accaduto “ai minuti 47',12'' e 48',12'' del secondo tempo” quando dalla panchina del Frosinone sono stati lanciati in campo numerosi palloni “mentre si svolgeva un'azione offensiva da parte del Palermo”. Il tutto ripreso dalle telecamere di Sky.
Secondo la società rosanero la presenza di quatto palloni in campo “ha creato confusione impedendo il regolare svolgimento delle iniziative offensive della squadra palermitana con conseguente perdita della possibilità di realizzare il gol che avrebbe comportato il ribaltamento del risultato e la promozione in Serie A”. I legali ricordano il precedente avvenuto durante la partita del campionato primavera Bari-Latina, quando fu un raccattapalle a lanciare i palloni in campo. Fu decretata la sconfitta a tavolino per “responsabilità oggettiva della società”.


L'invasione di campo
Il direttore di gara Federico La Penna, anche in virtù del tempo perso per la presenza di più palloni in campo, ha allungato di due minuti il recupero della partita. Al minuto 50, 32'' il Frosinone ha segnato il secondo gol, l'arbitro ha indicato il centro campo per la ripresa del gioco. Impossibile ripartire, ormai il terreno di gioco era stato invaso dai tifosi.

Gli episodi arbitrali
Innanzitutto c'è l'episodio del rigore. L'arbitro ha prima fischiato la punizione al limite dell'area, poi il rigore per il fallo subito da Coronado, salvo poi tornare suoi propri passi. “È evidente che il comportamento aggressivo e minaccioso dei giocatori del Frosinone - si legge nel ricorso - ha influenzato la decisione dell'arbitro di concedere il rigore che avrebbe cambiato il risultato della gara. Anche tale condotta è sanzionabile secondo la norma di cui all’art. 17 CGS comma 1, attesa la responsabilità oggettiva del Frosinone per il fatto dei propri tesserati”.
L'atteggiamento dei giocatori avrebbe condizionato anche alcune successive situazione. Il Palermo elenca quattro episodi non sanzionati dal direttore di gara: dalla testata che avrebbe subito Nestorovski al fallo di Konè su Coronado nell'azione da cui è poi scaturito il raddoppio del Frosinone.


Il caso Parma-Spezia
Fra due giorni il Parma conoscerà la verità. Martedì pomeriggio la Procura federale prenderà la decisione finale sulla partita del 18 maggio scorso. Grazie alla vittoria per 2-0 e il contemporaneo pareggio del Frosinone contro il Foggia, il Parma è stato promosso in serie A. Sono però venuti fuori tre messaggi whatsapp che nei giorni precedenti la sfida Emanuele Calaiò e Fabio Ceravolo hanno inviato ai giocatori dello Spezia, Filippo De Col e Alberto Masi. Nessuna malizia, come sostengono i giocatori del Parma e la società, oppure si è trattato di un invito a non mettere in campo il massimo impegno?
Tre le possibilità: archiviazione, deferimento dei giocatori senza il coinvolgimento del
Parma, deferimento dei giocatori e del club emiliano per responsabilità oggettiva.
Il presidente del Palermo, Giovanni Giammarva, ha chiesto alla Procura federale gli atti dell'indagine "per tutelare i propri interessi in tutte le sedi anche quella giudiziaria penale".