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Ponte Corleone, storie di traffico
La colpa di essere automobilisti


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Perché è diventato impossibile guidare.


PALERMO - Qual è la colpa imperdonabile di un palermitano? Essere uno sciagurato automobilista, con la sua pena da scontare sulla bilancia dei peccati urbani. La condanna varia, seguendo il listino dei peccati.

Se sei un protervo, per esempio, ti toccherà una gita di piacere al Ponte Corleone, l'Alcatraz dei reprobi a quattro ruote. Intorno ai necessari lavori in corso, ha preso forma l'ingorgo perfetto, l'idea platonica del 'ciaffico', l'esaltazione stessa del caos, in un riuscitissimo horror di clacsonate, colpi di testa sullo sportello del vicino (per disperazione) e lunghe dormite di gruppo, tanto da qui non ci muoviamo.

Magari, chissà, laggiù, si organizzeranno spontanee aggregazioni sociali, prima o poi. Qualcuno si unirà in matrimonio, direttamente sulla carreggiata, perché non farebbe in tempo ad arrivare alle nozze programmate per l'anno prossimo. Vuoi che non si trovi un prete per chiacchierar in quella multiforme chiazza di abitacoli? Qualcuno, chissà, partorirà. Vuoi che non si trovi un ginecologo etc etc...

Forse, un giorno, i figli del Ponte Corleone fonderanno uno stato satellite della magnifica confederazione di Palermo, come i pionieri del Lontano West. Scaveranno pozzi d'acqua per ristorarsi. Edificheranno palafitte per abitarle. Si espanderanno. Uno di loro potrebbe pure essere eletto sindaco metropolitano. Siamo o non siamo la capitale delle opportunità e dell'accoglienza?

Ora, uno dice: ferma restando la sacralità della messa in sicurezza, con la genuflessione di rito davanti al cartello che l'annuncia, niente si poteva tentare per alleviare il martirio? Ma se sei un automobilista, la domanda non è consentita. Espiare devi. Espiare e tacere. E' giusto così.

Infatti – si fissi, una volta e per tutte, il canone dell'irredimibilità - il rozzissimo panormitanus spinterogenus, è una specie perseguitata. Questa è la città celeste delle visioni, ricolma di bambini biondi in triciclo, di ciclisti che svolazzano magri e lieti sul telaio dell'affrancamento, di fanti della camminata a piedi che affrontano con dignità la ghiaia in strada e i marciapiedi sconnessi. Oppure c'è il tram che porta in certi luoghi e in altri no. Pazienza. Oppure c'è l'autobus che d'estate offre rinfrescanti tonnare di calca. Tutti stretti stretti, ascella contro ascella.

E l'automobilista? Un reprobo, un extracomunitario sgradito, con i porti e gli approdi chiusi, o difficoltosi. Il panormitano automunito non conosce patria né speranza; ammorba l'aria, non è ecologista e nemmeno flessibile, lui che ha questa curiosa fissazione di andare a lavorare in proprio ogni mattina, insensibile alle esigenze della comunità di riferimento, nonostante l'abbondanza di mezzi pubblici. Sia, perciò, duramente punito.

Quando non è l'Alcatraz di Ponte Corleone, ecco la (bellissima) radiografia di un cantiere in allestimento. Quando non è il cantiere in allestimento, ecco la pista ciclabile della Favorita che restringe la carreggiata. Quando non è la pista ciclabile della Favorita, ecco che c'è un altro inghippo. La visioni non ammettono vie di mezzo che assicurino la coesistenza. Hai la macchina? Sei cattivo, ben ti sta. E ben ti stiano, pure, le nuove strisce blu dallo stadio a Mondello: pagare e sorridere.

Davanti a una tale potenza di fuoco cosa resta ai testardi praticoni del volante? Potrebbero convertirsi, rinunciare alla puzzolente autovettura, e inforcare la bici o il cavallo, se ne hanno uno. Potrebbero licenziarsi, evitando il fastidio dell'occupazione quotidiana. Potrebbero, già adesso, anticipando il futuro ecologico blablabla, costruire la prima palafitta sul Ponte Corleone per uso abitativo. Senza dimenticare di appendere nel salottino del nuovo alloggiamento, per affetto e gratitudine, una foto ricordo del sindaco Orlando.