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LE STORIE

Cinquemila siciliani nel limbo
Tutti negli albi della speranza


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Più di 4 mila nell'albo della Formazione professionale, 150 in quello delle ex società partecipate della Regione.


PALERMO - Le loro vite sono sospese. Da un giorno all'altro hanno dovuto lasciare il proprio lavoro e sono diventati nomi di un immateriale elenco, o albo che dir si voglia, in balia della politica - più che altro della burocrazia - in attesa che qualcuno gli trovi una nuova collocazione. Sono gli ex dipendenti delle società partecipate e degli enti di formazione siciliani.

Hanno leggi dalla loro parte, la legge Madia e l'ultima Finanziaria del governo Crocetta per esempio; leggi che però ad oggi, lamentano i lavoratori, "non hanno trovato applicazione". "Forse in Sicilia le leggi nazionali non arrivano perché non abbiamo il Ponte sullo Stretto": è la battuta amara di
Rossella Ruffino, ex dipendente della partecipata regionale Ciem.

Rossella fa parte dell'elenco dei dipendenti delle ex partecipate in liquidazione, ha 43 anni, una laurea e due master. Si occupava di progettazione europea, di cooperazione. Poi nel 2009 la sospensione e nel 2014 il licenziamento. Assieme a lei in quell'elenco ci sono altre 149 persone, lavoratori che fino a ieri si sono dati appuntamento davanti all'assessorato all'Economia più che altro per ricordare all'amministrazione regionale che loro ci sono, che sono lì, ancora in attesa. “I vertici delle società partecipate, nominati dalla politica, hanno affossato gli enti per cui lavoravamo, non i lavoratori. Questa cosa sembrano dimenticarla tutti quando ci attaccano come se fossimo solo dei questuanti senza diritti - si difende e difende i colleghi “di albo”. - Abbiamo delle professionalità che potrebbero essere utili alla Regione soprattutto perché la carenza di organico è una situazione che riguarda la maggior parte dei dipartimenti. C'è il blocco delle assunzioni, ma noi siamo già dipendenti regionali. Allora perché dobbiamo vedere la Regione affidarsi piuttosto a consulenti esterni?”.

E' la rabbia di questi lavoratori esclusi dalla vita produttiva. Chi a 30, chi a 40, chi a 50 anni. "Vite prese e buttate nel cestino, messe di lato, invece di riqualificarle, dare un nuovo senso. Noi ci proviamo a guardarci attorno, trovare qualcos'altro, ma non è che l'economia di quest'Isola lo permetta", dice Enrico Faconti, 46 anni, progettista specializzato in Politiche sociali, ex Cerisdi, da tre anni nell'albo delle ex partecipate. "Non hanno scuse per non aprire le porte dell'albo, è inaccettabile che tutto sia fermo, paralizzato, mentre i dipartimenti regionali un giorno sì e l'altro pure dichiarano di essere in emergenza di personale. Se provo a trovare un lato positivo a tutta questa faccenda - aggiunge - potrei dire che ho fatto il papà a tempo pieno, ma il tempo passa e sento che perdo terreno, che resto indietro. E ci sono colleghi, soprattutto quelli di famiglie monoreddito che sono rimasti sul lastrico".

C'è chi ha perso la casa, chi è stato costretto a chiedere aiuto alle associazioni assistenziali come quella di Biagio Conte, chi ha perso la custodia dei propri figli, non potendo garantirne il mantenimento. "Siamo veramente colpiti nella nostra dignità di persone, di genitori, di famiglie. Dopo tanti anni di lavoro qualificato siamo inesistenti", dice Tiziana Agnello, 51 anni, ex dipendente di Sviluppo Italia Sicilia. "Quello che più ci spaventa è che da un governo all'altro, da Crocetta e il Pd a Musumeci e Forza Italia, non cambia nulla. Si va avanti, di fronte alla disperazione dei dipendenti, con un continuo rimpallo di responsabilità". 

E non è più rosea la situazione di migliaia, quasi cinquemila in questo caso, di lavoratori della Formazione professionale, anche loro "chiusi" in un albo dopo i fallimenti, le chiusure, la perdita degli accreditamenti degli enti e in attesa di essere ripescati quando i corsi ripartiranno, dopo quasi tre anni di stop forzato. Rosalia Gandolfo ha 58 anni, ha lavorato nella Formazione sin dal 1985, molti incarichi come docente di informatica. Poi nel 2016 il licenziamento. “Non sono in mobilità. Non sono stata licenziata. Non ho un sussidio o una retribuzione. Sono nel limbo da due anni e non ho idea di quando potrò, e se potrò, uscirne”, spiega. "Quello che ci stanno facendo subire è disumano", le fa eco Vita Craparotta, 57 anni, counsellor. "Sembra che nella formazione professionale sia passato un uragano che ha lasciato solo sabbia, polvere. Non si possono denigrare così i lavoratori che hanno fatto un percorso che quel posto se lo sono guadagnato. Le cattiverie che si dicono di molti non valgono per tutti. Nella mia vita non mi sono mai fermata. Ero una dattilografa, poi ho studiato informatica, poi mi sono specializzata in counselling. Solo così ho potuto resistere a questa situazione".

E quando chiedi se ancora sperano che qualcosa possa cambiare, il coro è unanime: "La speranza è l'ultima a morire, ma...".