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Il Def

Fisco e conti della Regione
Braccio di ferro con lo Stato


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La giunta punta a un nuovo accordo dopo quelli di Crocetta. Ma già domani può arrivare la stangata

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La parola d'ordine è “negoziato”. Per la Sicilia e per il suo futuro è quella la chiave imprescindibile per uscire dal pantano. Almeno secondo il governo regionale, che nel nuovo Documento di programmazione economico finanziaria, approvato nei giorni scorsi, dedica al negoziato con lo Stato e al nuovo corso che si vuole imprimere ai rapporti tra Roma e Palermo una parte assai corposa e fondamentale.

L'obiettivo della giunta Musumeci è quello di scrivere una nuova pagina nei rapporti con lo Stato, dopo la stagione delle intese firmate dai governi di Rosario Crocetta, che a parere della giunta regionale hanno danneggiato la Sicilia. Il Def si sofferma a lungo sul tema alternando propositi di collaborazione a prospettive di braccio di ferro.

Di certo, il rapporto con Roma è centrale e decisivo per le finanze regionali e per qualsiasi politica di sviluppo. Nelle ultime settimane il governo Musumeci ha intensificato i rapporti di collaborazione con il governo giallo-verde. Che però domani potrebbe dare un bel dispiacere se i rilievi mossi dal ministero dell'Economia alla Finanziaria regionale si trasformeranno in una massiccia impugnativa, che falcidierebbe la manovra regionale. La riunione del Consiglio dei ministri che dovrà decidere se e cosa impugnare è in programma domani. La Regione, a seguito del carteggio con il ministero, ha fornito ulteriori chiarimenti cercando di salvare il salvabile, anche se l'assessore Gaetano Armao fa notare che buona parte delle norme contestate sono di matrice parlamentare e vanno molto al di là delle misure originariamente previste dal governo nella “sua” finanziaria.

Nella nota di 14 pagine con cui il Ragioniere dello Stato ha sollevato decine di rilievi all’ultima legge di stabilità regionale si fa anche espressamente riferimento al braccio di ferro Regione-Stato. In particolare alla norma che dà “mandato” al Ragioniere generale della Regione di intervenire sulla base dell’esito del “negoziato” aperto dal governo con lo Stato. E qui, ecco anche un pizzico di mistero: “Al riguardo, si ritiene opportuno premettere - scrive il Mef - che non si è a conoscenza di alcun negoziato aperto finalizzato alla revisione degli accordi finanziari per gli anni pregressi. In ogni caso non si comprende la portata della norma e si evidenzia che i provvedimenti adottati dal Ragioniere Generale della Regione non possono che essere coerenti con la normativa nazionale”.

Nessun mistero, assicura Armao: “Alla ragioneria non risulta l'accordo, viene informata quando è concluso – dice l'assessore -. Il nostro interlocutore da principio è il ministro per le Regioni, solo poi si passa al Mef, quando il quadro è definito”. Il negoziato c'è, eccome, assicura Armao, che riferisce di avere già incontrato il capo di gabinetto del ministro Erica Stefani.

“La Sicilia ha aperto un proficuo negoziato con lo Stato per l'attuazione dell'autonomia finanziaria attraverso la proposta di nuove norme di attuazione in materia”, si legge già nella prima pagina del Def. E subito dopo si delinea il profilo del rapporto che la giunta vuole instaurare col governo centrale: “una collaborazione leale, di serrato confronto e dialogo, senza rivendicazionismo lamentoso, ma anche senza alcun vergognoso ed irresponsabile atteggiamento remissivo”.

Il nuovo corso passa da una revisione dello Statuto e dall'esercizio delle prerogative autonomistiche per ottenere fiscalità di sviluppo e zone economiche speciali. Citando Don Sturzo, la giunta ricorda che “senza autonomia finanziaria la regione, anche dotata di larga potestà legislativa, sarebbe un ente... ridotto pari a qualsiasi altro ente che dipenda dallo Stato”. Il Def ricorda la mancata applicazione dell'articolo 37 dello Statuto e sottolinea come “a seguito dei numerosi ricorsi presentati dalla Regione siciliana, e già dal 2010, la Corte costituzionale ha riconosciuto in molteplici interventi legislativi statali la violazione dell'autonomia finanziaria regionale”. Si richiama anche l'impugnativa da parte della Regione di fronte alla Corte Costituzionale della legge di bilancio dello Stato 2018 “perché comprime oltre ogni ragionevole misura i diritti finanziari della Sicilia”. E si rivendicano misure ispirate al principio dell'insularità, su cui proprio in queste settimane si sta lavorando in Assemblea regionale, con aperture da parte del governo centrale.

L'obiettivo, ribadisce il Def regionale, è “addivenire ad un nuovo Accordo fra lo Stato e la Regione che, pur nel rispetto dell'imprescindibile concorso al risanamento della finanza pubblica, garantisca gli equilibri di bilancio regionale”. A questo proposito, la giunta regionale, nella seduta del 15 maggio scorso, ha approvato due documenti: il primo contiene la piattaforma delle questioni sulle quali si dovrebbe articolare il negoziato, riconsiderando anche alcune clausole convenzionali contenute negli Accordi sottoscritti dalla Regione e dallo Stato, nel 2014, 2016 e nel 2017; il secondo è finalizzato alla complessiva revisione delle norme di attuazione dello Statuto in materia finanziaria. Tra le misure citate nel Def ci sono l'istituto dello split-payment dell'Iva, con l'auspicio di negoziare “l'abolizione dell'obbligo di restituzione allo Stato a decorrere dall'anno 2018 dell'importo di 285 milioni di euro a titolo di IVA”, una auspicata compensazione per il minore gettito (circa 120 milioni di euro) dell'imposta di bollo, ma anche la “retrocessione di una percentuale non inferiore al 20 e non superiore al 50 per cento del gettito delle accise sui prodotti petroliferi immessi in consumo nel territorio regionale”. Seguono altre misure che dovrebberodare conforto alle finanze regionali.

La strada si preannuncia non in discesa. Basti pensare al tema della restituzione delle accise, su cui già il Ministero ha sollevato dubbi nella missiva sopra citata relativa alla finanziaria regionale. Per il Mef questa norma rischia di essere incostituzionale: la ‘retrocessione’ delle accise, infatti, potrebbe avvenire, secondo lo Stato, solo con un ulteriore aumento della compartecipazione della Regione alla spesa sanitaria e la somma non potrebbe comunque essere utilizzata al di fuori del settore della Sanità (la norma in Finanziaria prevede, in subordine, l’utilizzo dei fondi nel bilancio regionale).

La partita, difficile, è tutta da giocare. E dal consiglio dei ministri di domani potranno arrivare segnali utili a capire l'attitudine del governo centrale. È successo in passato che a corposi rilievi del Mef non abbia fatto seguito una corposa impugnativa. Ora infatti è il momento della politica e dei nuovi equilibri, tutti da definire, tra Roma e Palermo.