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PALAZZO CHIGI

Ex Pip, accise e contributi a pioggia
Finanziaria, le norme impugnate


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Stop al transito dei precari in Resais, ai prepensionamenti, alle concessioni di 50 anni.


PALERMO - Stop alle assunzioni degli ex Pip in Resais. Adesso il “no” del governo nazionale è stato messo nero su bianco nell’impugnativa con la quale Palazzo Chigi ha “cassato” una dozzina di articoli e una ventina di norme della Finanziaria regionale. Salva la norma sulla stabilizzazione dei precari nei Comuni. Soddisfatto l'assessore all'Economia Gaetano Armao: "La manovra ha retto, abbiamo aperto contenzioso con lo Stato".

Pip, no all'assunzione in Resais

Stop quindi al transito dei precari palermitani nella partecipata regionale. Il Consiglio dei ministri convocato oggi per le 12,30 e conclusosi nel pomeriggio, ha accolto sostanzialmente i rilievi che erano giunti da diversi ministeri: dal Mef a quello della Funzione pubblica. La norma sarebbe incostituzionale perché andrebbe in senso contrario rispetto un decreto legislativo 2016 (il Testo unico in materia di società a partecipazione pubblica) che prevede infatti che le società regionali fino al 30 giugno 2018 (data, però, già superata) debbano attingere, in caso di nuove assunzioni, dal bacino del personale che è rimasto senza lavoro provenendo da altre società regionali. La norma prevista in Finanziaria, quindi, con quella deroga finirebbe per contrastare con la disciplina nazionale. E violando, secondo il Ministero, un principio costituzionale: quello che riserva allo Stato la competenza esclusiva delle materie dell’ordinamento civile (è il caso, appunto, dei contratti con le società, seppur a capitale pubblico). Per gli stessi motivi impugnato anche l’articolo 4: “Dotazione organica della società Irfis Finsicilia”.

Autorizzazioni e demanio

Bocciato anche l’articolo 17 della Finanziaria che introduceva la sospensione di 120 giorni del termine per il rilascio delle autorizzazioni per gli impianti eolici e fotovoltaici. Una norma che per il governo nazionale contrasta con l’articolo 41 della Costituzione, limitando la libertà di iniziativa economica ambientale, oltre che contrastare con la disciplina nazionale. Cassata anche un “pezzo” della norma che prevede le nuove concessioni in materia di demanio marittimo: la Regione, spiega il Consiglio dei ministri, non può fissare una data né minima né massima della concessione (nella legge era ‘fino a 50 anni’), visto che questo aspetto può essere disciplinato solo dallo Stato in maniera uniforme su tutto il territorio nazionale.

Prepensionamenti e buonuscite

Impugnate anche le norme previste dall’articolo 22 con cui l’Assemblea regionale intendeva consentire l’avvio del prepensionamento anche per i dipendenti degli enti regionali e con con cui apriva alla possibilità di un anticipo della liquidazione della buonuscita. Stop anche alla norma sulle “promozioni economiche” in D6 degli assunti come “dirigente tecnico” e a quella che prevede il rimborso alle Asp delle spese relative alle prestazioni sanitarie per il conseguimento della certificazione di idoneità alla mansione antincendio di volontario di protezione civile.

Il braccio di ferro sulle accise

Palazzo Chigi boccia anche la norma che dava “mandato” al Ragioniere generale della Regione di iscrivere in bilancio, sostanzialmente, circa 600 milioni frutto del “negoziato” aperto dal governo con lo Stato. È la norma che prevede la “restituzione” delle accise che il governo Musumeci e in particolare l’assessore all’Economia Armao ritiene siano diritto della Sicilia: circa 600 milioni di euro che dovevano arrivare, stando all’esecutivo regionale, insieme all’aumento della compartecipazione sanitaria. Per il governo nazionale questa norma è incostituzionale: la ‘retrocessione’ delle accise sui prodotti pretroliferi, infatti, potrebbe avvenire, secondo lo Stato, solo con un ulteriore aumento della compartecipazione della Regione alla spesa sanitaria e la somma non potrebbe comunque essere utilizzata al di fuori del settore della Sanità (la norma in Finanziaria prevede, in subordine, l’utilizzo dei fondi nel bilancio regionale).

Catalogatori, medici e gas

Bocciata anche la norma che prevede l’assunzione alla Regione dei “catalogatori” in servizio nella società Sas, quella che prevede la stabilizzazione dei medici nelle strutture carcerarie (norma che andrebbe in contrasto con le disposizioni nazionali e che rischia di avere ricadute anche dal punto di vista finanziario) e quella che avrebbe consentito ai singoli comuni di affidare il servizio di distribuzione del gas.

I contributi a pioggia

Infine Palazzo Chigi boccia una lunga sfilza di contributi a pioggia voluti da diversi deputati dell’Ars: il vizio in questo caso? La copertura prevista, quella del Piano di azione e coesione farebbe riferimento a fondi già vincolati per altri progetti. E così, vengono cassati, tra gli altri, i finanziamenti per: l’emergenza idrica di Messina e la ‘valorizzazione’ dell’area ex Sanderson sempre nel capoluogo sullo Stretto, l’abbattimento delle barriere architettoniche, i fondi per le strutture ospedaliere in aree a rischio, i fondi per i ‘rifugi sanitari’ nei Comuni, quelli per il recupero degli impianti sportivi, valorizzazione dei siti riconosciuti dall’Unesco. Bocciati anche i contributi finanziati col Fondo di sviluppo e coesione: si tratta, tra gli altri, dei fondi destinati ai Comuni per la redazione dei Piani regolatori generali e dei Piani di utilizzo del demanio marittimo (Pudm), i 50 milioni per opere in “enti di culto”, i 500 mila euro destinato al recupero del complesso monumentale della Fornace “Penna”.

Armao: "La Finanziaria regge, aperto contenzioso con lo Stato"

"Il bilancio - commenta l'assessore all'Economia Gaetano Armao - è indenne da censure, mentre la legge di stabilità è stata impugnata per aspetti limitati e che potranno essere chiariti. Abbiamo provocato il contenzioso sui 600 milioni delle accise che lo Stato deve alla Sicilia. Adesso - prosegue - la Corte costituzionale dovrà pronunciarsi. Dopo una lunga e positiva interlocuzione condotta con i ministeri è stata salvata la norma sulle stabilizzazioni dopo decenni nei comuni".