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PALERMO

In quella stanza è nata la Sicilia
"Ma adesso vogliono demolire tutto"


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Lo studio storico di Giuseppe Alessi, primo presidente della Regione, 'a rischio'. Ecco perché.


PALERMO - “Qui è nata l’Autonomia siciliana, in questo studio venivano tutti per parlare con mio padre: De Gasperi, Sturzo, Mattarella, don Primo Mazzolari, Pompeo Colajanni, Giuseppe ed Enrico La Loggia, perfino Leoluca Orlando. E adesso il Comune lo vuole demolire”. Lo studio in questione è quello di Giuseppe Alessi, il primo presidente della Regione Siciliana, considerato uno dei padri dello Statuto, e a lanciare l’accusa contro Palazzo delle Aquile è la figlia, Domitilla, che ha ereditato la casa in via Siracusa, a Palermo, dove all’ultimo piano di un elegante stabile visse per decenni uno dei fondatori della Democrazia Cristiana.

Un luogo simbolico dove il presidente Alessi studiava, scriveva, incontrava colleghi di partito ed esponenti istituzionali. Ma di quello studio, conosciuto come “la torretta”, che si erge su una terrazza e al quale si accede mediante una scaletta, oggi rimane solo il guscio esterno: dentro infatti è ormai ridotto in macerie, con tanto di pali a puntellare il tetto. Per ripristinarlo servirebbero dei lavori su cui è in corso una causa civile tra gli Alessi e il condominio, ma la spada di Damocle che pende è quella del Comune che con due ordinanze, del 12 aprile e del 13 ottobre dello scorso anno, ha intimato la demolizione e il ripristino dello stato dei luoghi per alcuni lavori effettuati sulla terrazza.

Una storia lunga e ingarbugliata. “Negli 1986 abbiamo presentato una richiesta di sanatoria al Comune – spiega Domitilla Alessi – perché, nel certificato di abitabilità dell’ottobre del 1953, il nostro appartamento all’ottavo piano non risultava nemmeno: non avevamo idea che ci fosse questo problema e così ci siamo attivati. Ma cercando tra gli atti del Comune, abbiamo poi scoperto che c’era stata un’integrazione, firmata a novembre del 1953, con cui si dichiaravano anche gli immobili a destra del secondo e terzo piano, la casa del portiere e l’ottavo con tanto di terrazza, lavanderia e loggetta. A quel punto, con un parere pro veritate, abbiamo chiesto al Comune di non prendere più in considerazione quella istanza di sanatoria che non aveva più motivo di esistere, visto che era tutto in regola. Ma il Comune non ha voluto sentir ragioni e ci ha ordinato di demolire lo studio di mio padre, cosa di cui Orlando era all’oscuro”.

Una vicenda che, come detto, corre su due binari paralleli: da un lato la diatriba giudiziaria col condominio, giunta in Cassazione, dall’altro il braccio di ferro col Comune che ha emanato le ordinanze di demolizione, entrambe con scadenza 90 giorni. Toccherebbe al proprietario provvedere, in caso contrario lo farà l’ente in danno. “Le cose non sono mai cambiate dal 1953, mio padre ha comprato la casa già così – continua la figlia di Alessi – e nessuno di noi figli è stato mai nemmeno sfiorato dal dubbio che nostro padre potesse commettere una irregolarità, era attentissimo al rispetto delle regole. In quello studio si è concepito e sviluppato il progetto dell’Autonomia siciliana, per questo abbiamo fatto ricorso alla giustizia amministrativa e presentato denuncia in Procura contro il Comune”.

“Il ricorso è stato fatto al Presidente della Regione, non al Tar con richiesta di sospensiva – dicono dal Polo tecnico di via Ausonia – quindi non è possibile fermare l’iter. La loggetta inoltre, da un punto di vista tecnico, deve consistere in uno spazio coperto ma aperto da almeno due lati, non può essere una cosa diversa: del certificato del 1953 non viene contestato assolutamente niente. L’istanza di sanatoria, comunque, non è stata accolta perché si tratta di opere, diverse dalla loggetta, che sono state realizzate su parti condominiali senza l'assenso del condominio, che addirittura si è espresso in modo contrario: c'è inoltre un contenzioso in corso, il che significa che la questione è ancora aperta. Gli uffici hanno applicato le stesse regole che si applicano a tutti i cittadini, senza alcuna distinzione”.

I tecnici di Palazzo delle Aquile contestano quindi la versione degli Alessi e la vicenda sarà a questo punto decisa con il ricorso. “Abbiamo chiesto un risarcimento danni al Comune e denunciato penalmente e civilmente il dirigente e l’assessore Emilio Arcuri – continua Domitilla Alessi – autore di una lettera con cui ha ordinato al dirigente di dichiarare abusiva la torretta, ossia l’ex studio di mio padre”. Il riferimento è a una mail del gennaio 2017 inviata da Arcuri agli uffici e alla Polizia municipale in cui, vista l’istanza del legale del condominio, invita ad emettere il provvedimento di diniego dell’istanza di condono essendo trascorsi i termini. “Io non ho ordinato demolizioni - replica Arcuri – ma, in ragione di una lettera del condominio che ci diffidava ed essendo trascorsi i 90 giorni, ho semplicemente detto di procedere, come sarebbe accaduto in altri casi. Apprendo adesso di essere stato denunciato, ma non riesco a capire per che cosa”. Una diatriba non facile da risolvere, ma di cui a fare le spese potrebbe essere quello che fu lo studio di Alessi.