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PALERMO

Duplice omicidio Bontà-Vela
Scontro fra periti sul delitto


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Le macchine dei presunti killer e delle vittime

Il perito della difesa smentisce l'analisi della polizia scientifica su un reperto.

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PALERMO - Il profilo genetico isolato nelle tracce organiche rinvenute su un bossolo non è compatibile con quello di Carlo Gregoli. Il risultato della perizia commissionata dalla difesa smentisce le conclusioni della Scientifica sul duplice omicidio di via Falsomiele. Adele Velardo è rimasta l'unica imputata per l'assassinio di Vincenzo Bontà e Giuseppe Vela, avvenuto nel marzo 2016. Il marito, Carlo Gregoli, si è tolto la vita in carcere.

È stato lo stesso pubblico ministero Claudio Camilleri, alla fine dell'udienza, a chiedere alla Corte di assise di mettere i due esperti a confronto. Il collegio presieduto da Alfredo Montalto si è riservato di decidere. Potrebbe anche scegliere di affidare una nuova perizia.

Il ragionamento di Giorgio Seidita, docente di genetica forense incaricato dagli avvocati Marco Clementi e Paolo Grillo, muove dalla critica ai metodi di accertamento che, a suo dire, non potrebbero condurre ai risultati raggiunti dai poliziotti. E cioè sull'ampia compatibilità delle tracce di sudore trovate su uno dei bossi rinvenuti sull'asfalto e il profilo genetico di Gregoli.

Agli atti dell'accusa c'è molto di più: un video in cui si vede il Suv dei coniugi Gregoli precedere la Fiat 500 delle vittime e il racconto di un testimone. L'uomo stava andando al maneggio per prendersi cura dei suoi cavalli, quando ha sentito gli spari, ha fatto marcia indietro con l'auto e dallo specchietto retrovisore ha visto l'assassino esplodere colpi di pistola contro Bontà e Vela.

“Dentro la vettura sentivo i colpi di arma da fuoco - ha raccontato - c'era una auto tipo Suv parcheggiata... un uomo che proveniva dal fuoristrada impugnava una pistola all'indirizzo di un uomo che gli stava di fronte... l'uomo cadeva a terra e quello armato sparava altri colpi... effettuavo la manovra di retromarcia e notavo dallo specchietto retrovisore che l'uomo con la pistola guardava ancora la vittima che giaceva al suolo...”. La descrizione fisica e dei vestiti indossati dal killer corrisponde a quella di Gregoli, geometra del Comune. Il testimone, però, non ha parlato della donna.