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PALERMO

"Imprese imposte dai mafiosi"
L'accusa non regge: assolti


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Il Tribunale di Palermo

Trasmesse alla Procura le dichiarazioni dell'imprenditore che li aveva denunciati.

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PALERMO - Non reggono le accuse di estorsione e intestazione fittizia di beni. Il Tribunale assolve Daniele Aiello e Sergio Russo con la formula "perché il fatto non sussiste". Il collegio presieduto da Bruno Fasciana ordina la trasmissione alla Procura delle dichiarazioni del grande accusatore, l'imprenditore Francesco Tramuto. Oltre a non ritenere riscontrato il suo racconto sulla vicenda del racket, potrebbero esserci profili di falsa testimonianza.

Dal 2002 al 2008 Tramuto, titolare di una piccola impresa di rimessaggio e vendita di imbarcazioni, disse di ricevuto le visite dei boss Gaetano e Stefano Fidanzati. Quando ottenne la concessione di uno spazio al porticciolo all'Arenella i mafiosi gli avrebbero imposto di fare lavorare la ditta Epidan riconducibile a Daniele Aiello. "Non avevo scelta. Assunsi anche del personale che mi segnalava Fidanzati", ha spiegato. Poi i lavori passarono alla ditta Dian. "In questo caso - ha detto Tramuto - ebbi contatti con Epifanio Aiello (assolto in appello in un altro processo, ndr) e Sergio Russo (a cui veniva contestata l'accusa di avere fatto da prestanome, ndr)".

La Procura aveva chiesto la condanna a dieci anni e mezzo di carcere per Daniele Aiello e a quattro anni e mezzo per Rizzo. Alla fine, invece, hanno fatto breccia le tesi difensive degli avvocati Mimmo La Blasca, Giandomenico Buondì, Debora Zampardi e Corrado Sinastra. Nessuna imposizione di ditte e manodopera si era verificata ai danni di Tramuto che in passato aveva già denunciato di avere subito un'estorsione. In quell'occasione le sue denunce hanno portato a condanne ormai definitive.