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IL CASO

Mafia, cocaina e tombola
Palermo, il riscatto tirato a sorte


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Piazzale Ignazio Calona

I poliziotti bloccano il bingo abusivo allo Sperone, immagine di una città dove muore la speranza.

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PALERMO - La riffa cadenza la vita di alcune borgate. Si sa che ad un certo orario sarà estratto il numero vincente. In palio ci sono soldi e cibo per le dispense. Scatole di pelati per contrastare la fame, quella vera che si combatte ogni giorno, e cassette di gamberoni per sentirsi signori a tavola almeno per un giorno.

La tombola di strada, invece, è una novità persino in una città come Palermo dove la realtà supera l'immaginazione. L'hanno interrotta, qualche sera fa, i poliziotti in piazzale Calona, rione Sperone. Due pregiudicati avevano organizzato il bingo con tanto di cartelle prestampate vendute a un euro, microfono e casse acustiche per raggiungere le orecchie più lontane. La gente segnava i numeri estratti affacciata al balcone. Un condensato di disagio economico-sociale e speranza di acchiappare la vincita (non è vizio del gioco, ma l'illusione di potersi aggrappare alla buona sorte), convinzione di poterla fare sempre franca e disprezzo per la divisa.

Quando sono intervenuti i poliziotti del commissariato Brancaccio, infatti,  in molti sono scesi in strada per tentare di bloccare il sequestro dell'attrezzatura ed evitare la multa ai due pregiudicati con piccoli precedenti penali e frequentazioni negli ambienti mafiosi. Qualche parola di troppo, sguardi di sfida, atteggiamenti minacciosi. I venti uomini in divisa, c'erano anche dei carabinieri in supporto agli agenti, hanno scoraggiato i male intenzionati. Lo Sperone è una palestra per tutti, poliziotti e criminali, conclamati e aspiranti tali.

Se si mettono gli episodi in fila, uno dopo l'altro, forse sarebbe il caso di attivare un presidio di polizia h24 in piazzale Calona dove innanzitutto si spaccia. Circola tanta cocaina, ma è tornato di moda il crack. L'ultimo pusher lo hanno arrestato qualche settimana fa con i soldi nascosti nelle mutande.

Fino a sessant'anni fa allo Sperone ci si andava per il mare. Ora il mare neppure si vede. I palazzoni di edilizia popolare separano piazzale Calona dal mondo circostante. E così negli anni è diventato un bunker della droga controllato dalla mafia. La stessa mafia che organizza la festa con le canzoni dei neomelodici napoletani e fa pagare il pizzo alle bancarelle di birra e dolciumi, allacciate abusivamente alla rete elettrica. Neppure questo è un fatto occasionale. Lo scorso inverno gli agenti del commissariato hanno scoperto che ventisei famiglie rubavano la luce.

Questa è Palermo. Non si può fare finta di non vedere, ma bisogna alimentare la speranza del cambiamento. Quella vera, però, che non si gioca a sorte in una tombola, non si pesca nei numeri nella riffa, non si alimenta con i soldi sporchi della droga e della birra venduta con il benestare del mammasantissima del quartiere. La speranza ha la voce di chi ha chiamato il 113, di chi ha scritto una lettera anonima alla polizia. “Non ne possiamo più”, c'era scritto. Sono mamme che hanno paura che i loro figli siano avvicinati dagli spacciatori. O, più semplicemente, padri di famiglia che alle dieci di sera sono stanchi dopo una giornata di lavoro. Vogliono solo dormire e non sentire qualcuno che al microfono estrae ad alta voce i numeri della tombola.