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Palermo

Un 'giardino' per la neonata morta
"Ecco chi lo sistema ogni giorno"


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Foto di Tiziana Caccamo

La bimba abbandonata nel cassonetto. Una foto. E una storia incredibile che viene a galla dopo anni.

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PALERMO - L'ombra gentile che trovò la neonata abbandonata in un cassonetto di via Ferdinando Di Giorgi – così raccontano - ha addobbato e cura, lì accanto, un giardino solo per lei, per la bimba che ebbe appena qualche raggio di sole nella sua vita di pochi istanti.

Ogni mattina – racconta così chi l'ha notato e lo conosce – si presenta e aggiunge un peluche, un fiore di plastica, un santino all'installazione che decora un silenzioso affetto. Ogni mattina, con la pioggia o col sole, lui è lì, si fa il segno della croce, lascia qualcosa e si eclissa, non da solo.

La città, un giorno, si risvegliò con una favola atroce addosso. Una bambina era morta dopo essere stata gettata come una cosa nell'immondizia. Un'anima in cerca l'aveva rintracciata in una borsa rossa, mentre frugava tra i rifiuti, e aveva chiamato i vani soccorsi. I giudici, nella sentenza d'appello, hanno assolto la madre – come abbiamo raccontato qui - perché non imputabile al momento del tragico evento, essendo incapace di intendere e volere.

Nel frattempo, c'è un'altra storia da raccontare. E' venuta fuori quasi per caso, a margine di un gustoso gioco sui social - “Dove a Palermo” - che Franco Lannino, attento cronista-fotografo, ha creato sulla sua pagina Facebook.

I partecipanti devono indovinare a quale frammento cittadino si riferisce la foto pubblicata. Alle volte c'è chi manda la sua. Tiziana Caccamo ha proposto uno scatto, una ridotta di immaginette e peluche appoggiata a un anonimo muro in via Di Giorgi, strada persa in un dedalo in prossimità di viale Regione. Qualcuno ha riconosciuto e indicato lo spazio: il monumento di tardiva e necessaria umanità curato da un uomo generoso per un'esistenza inghiottita dal buio di un cassonetto.

Nel quartiere il bisbiglio ha sovrapposto una storia alla storia: anche colui che rintracciò il corpicino avrebbe edificato quell'altare di memoria e lo rinnova. “Lo vediamo sempre – dice Carmelo che ha un'officina nei paraggi. Un ragazzo buono, molto schivo che gira da queste parti. Stamattina, alle nove, era qui”. C'è un nome che salta fuori e che è opportuno tenere al riparo dall'attenzione. Le ombre gentili possono scottarsi al sole dell'altrui curiosità. Non è il solo, appunto. Ci sono diverse ombre gentili che concorrono e hanno favorito il miracolo, uno di quei miracoli che accadono quaggiù. Si dice che pure altri, dalla scuola della zona, ai palazzi, abbiano organizzato un pietoso viavai, con letterine e pupazzi. Un tam tam social benefico sta cancellando a poco a poco l'oblio e aggiunge particolari, sulla forza della commozione. Storie sovrapposte a storie. Piace pensare che siano tanti e diversi gli anonimi custodi di quell'angolo.

Un pomeriggio d'estate afosa avvolge Palermo. Tiziana - che lavora nei dintorni e per questo ha fotografato, ignara - è rimasta scossa nella sua profonda sensibilità dopo avere appreso e verificato tutto. Ora si improvvisa guida, fino al luogo immortalato dalla foto e dice: “L'emozione è grande, la tristezza pure. Ma è bello sapere che qualcuno non ha dimenticato”.

Nel giardinetto, che poi è un mucchietto di terra variamente adornato, vegliano insieme guardiani di estrazione diversa. Ci sono pupazzetti stinti dalla luce. C'è Topolino accanto a Minnie. C'è la Santuzza in effigie. C'è Gesù bambino. Minuti totem a protezione di ciò che non può essere più protetto, perché è già passato nella bruciatura dei rimpianti. Ogni mattina un'ombra viene qui, con passo delicato, prega, si fa la croce e depone un altro segno di presenza. Così, tra le dita e gli occhi che accarezzano, tentando di dare una sistemazione all'indicibile, un mucchietto di terra da niente è diventato un giardino fiorito.