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S n.72

S n.72
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Si baciavano, comandavano, terrorizzavano. Adesso i boss di San Lorenzo e Resuttana, che dettavano legge su mezza Palermo, sono finiti in cella: alle intercettazioni che li inchiodano e ricostruiscono il filo perverso dei loro affari il nuovo numero di “S”, in edicola da martedì ma già acquistabile online, dedica un ampio speciale con tutti i dettagli della retata che ha scatenato l'Apocalisse su Cosa nostra.

Nella parte occidentale di Palermo l'unica legge era quella dei boss. Che intervenivano su tutto: dalle mediazioni nelle liti fra vicini ai parcheggiatori, dalle “indagini” sui furti alle autorizzazioni per aprire un negozio, erano molti i favori richiesti alle cosche. Ma la mafia si imponeva anche con metodi più “tradizionali”, come le estorsioni e gli agguati per minacciare chi si ribellava. Spingendosi fin dentro il campo nomadi, dove secondo i pubblici ministeri della Direzione distrettuale antimafia di Palermo Cosa nostra aveva un referente in grado di procurare manovalanza ai mammasantissima.

Poi c'erano i mercati “riservati”. Come il business della macellazione e quello delle onoranze funebri negli ospedali, ma anche il più “tradizionale” controllo dello slot machine e del mercato della droga. In quest'ultimo campo, ad esempio, Cosa nostra “barava” un po': dalle intercettazioni si scopre infatti che la cocaina immessa sul mercato palermitano veniva tagliata con altre sostanze, a partire dalla “prococaina”, semplice polvere bianca da aggiungere alla “neve”.  

Gli ARRETRATI

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