"Palermo, sei (very) chiusa" | Lo dice il New York Times - Live Sicilia

“Palermo, sei (very) chiusa” | Lo dice il New York Times

Reportage del giornale americano
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2 min di lettura

Palermo sporca. Palermo mafiosa. Palermo corrotta, provinciale, violenta, criminale. Lo sappiamo bene. Ce lo ricordano ogni mattina i quotidiani insieme al caffé; i telegiornali a ora di pranzo e cena; le stesse lagne tra noi concittadini al bar, o dal giornalaio, dal barbiere o al supermercato. Nessuna novità. Ma da oggi possiamo vantare un nuovo epiteto, che probabilmente sorprenderà tanti di noi: “Palermo Privata”. E’ il titolo di un recente articolo pubblicato da Jim Lewis sul New York Times. Una lunga, appassionata descrizione della nostra città, attraverso gli occhi di un visitatore americano che, sognando una città solare, energetica e latina, scopre invece una città chiusa su se stessa, privata, desolata. “Una città spettrale – la definisce Lewis – una città di fantasmi e rovine, tra le quali gli abitanti scivolano lentamente senza batter ciglio […]. Una città “dell’altro mondo” più che del terzo mondo (come la definisce un interlocutore al mercato), piena di segreti e molto, molto bizzarra”. Nell’immaginario di Lewis la nostra Conca d’oro echeggia ora quei desolati paesaggi dell’artista Hubert Robert, ora la tacita sottomissione agli eventi raccontata in “L’Avventura” di Michelangelo Antonioni. Succede qualcosa di terribile, nessuno parla. Così è per la scomparsa di Anna (Lea Massari) nel film di Antonioni. Così per il trafugamento del Caravaggio dall’Oratorio di San Lorenzo nel 1969. Palermo è Palermo. Neppure parallellismi con altre città come Napoli o L’Avana soddisfano il giornalista del New York Times. “Come Napoli, Palermo è famosa per le sue depradazioni, per la criminalità e la disoccupazione; ma Napoli è decisamente più caciarona e mondana. Come L’Avana, Palermo trasmette quell’aria di solitudine ed eleganza decomposta. Ma se L’Avana è una città aperta e affacciata sulla strada, Palermo, nonostante i suoi mercati e i tanti ristoranti sui marciapiedi, nasconde la propria vita all’interno delle case, nascosta dietro le tende”. L’autore  deve aver girato per giorni alla ricerca di un cenno da parte dei palermitani, senza successo. L’unico ad avergli rivolto la parola sembra esser stato un venditore ambulante che, avendo vissuto in California 10 anni prima, deve aver imparato quanto sia piacevole sentirsi accolti in una città straniera. “Nessuno ti scoccia, nessuno ti assale, nessuno offre aneddoti o indicazioni per turisti, nessuno ti chiede da dove vieni”. Questa è, e sarà, Palermo per Jim Lewis. Questa è l’immagine di Palermo per chiunque abbia letto la sua testimonianza. Una città diversa da quella per cui ci lagniamo noi palermitani. Una Palermo ripulita dagli affetti di chi la abita e dalla retorica dei nostri media.

(il link dell’articolo)
http://www.nytimes.com/2010/03/28/t-magazine/03well-palermo.html?pagewanted=1&src=twr


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