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Per un anno, amministrazione straordinaria

Amia, scongiurato il rischio fallimento


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Almeno per un anno il rischio fallimento è scongiurato. Il tempo che la legge concede alle aziende in stato di insolvenza per risanare i propri conti, attraverso la fase dell'amministrazione straordinaria. Comincia, dunque, da oggi la prova più dura per l'Amia, l'ex municipalizzata che gestisce la raccolta dei rifiuti a Palermo, sull'orlo del baratro della procedura concorsuale a causa di un debito stimato in circa 100 milioni di euro. I giudici fallimentari, concordando con i tre commissari nominati dal tribunale, che hanno intravisto la possibilità di un risanamento, anche sulla scorta della ricapitalizzazione decisa dalla Giunta comunale, hanno deciso di dare un'ultima chance all'azienda. A traghettare la società verso l'auspicato traguardo del ripianamento dei conti sarà un tecnico designato, nei prossimi giorni, dal ministero dello Sviluppo economico. La decisione di ammettere l'Amia all'amministrazione straordinaria, depositata oggi dai giudici, conclude un periodo travagliatissimo per l'azienda, culminato ad ottobre scorso con la richiesta di fallimento presentata dalla Procura di Palermo. Ma se sul piano economico si aprono spiragli, restano i problemi gestionali - mezzi ridotti e spesso fuori uso, problemi di risorse per pagare gli straordinari dei dipendenti - e le vicissitudini giudiziarie che vedono protagonisti gli ex vertici, sotto processo per falso in bilancio, e alcuni operai accusati di assenteismo. Sull'Amia grava pure il rischio dell'avvio di un'inchiesta per interruzione di pubblico servizio: i cumuli di spazzatura che, periodicamente, non vengono smaltiti per carenza di autocompattatori per la raccolta, hanno indotto i pm ad aprire un fascicolo di atti relativi, una sorta di indagine, al momento a carico di ignoti, finalizzata a capire se nell'emergenza rifiuti in città ci siano responsabilità dell'azienda. E a turbare i sonni degli ex vertici c'é anche la gravissima situazione in cui versa la discarica di Bellolampo, gestita dalla società. La procura ha indagato con l'ipotesi di disastro colposo, gestione non autorizzata di rifiuti speciali e traffico di rifiuti, l'ex commissario liquidatore Gaetano Lo Cicero. Nell'area della discarica, il percolato - liquido che deriva dall'infiltrazione di acqua nella massa dei rifiuti o dalla loro decomposizione - ha formato una sorta di enorme lago che è tracimato oltre la recinzione dell'area. Un pool di consulenti nominati dai magistrati ha accertato la presenza di alluminio, rame, ammoniaca, metalli vari e sostanze chimiche, derivate proprio dal percolato, nel torrente Celona, a due passi dalla discarica Il percolato andrebbe trattato e portato in siti speciali per lo smaltimento. La discarica di Bellolampo, grazie a convenzioni, conferisce a tre impianti esterni di recepimento circa 800 tonnellate al giorno. Il resto, al momento, viene sversato sul suolo o si accumula sui rifiuti.