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Tre anni fa la scomparsa dei Maiorana

L'urlo di Rossella:
"Ora voglio la verità"


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, Cronaca
Le chiedi di Antonio e Stefano. E ti ritrovi a parlare di Marco. In questo girotondo della memoria sono i fantasmi a decidere scomparse e apparizioni. Marco si gettò dal balcone della casa dei nonni in via Arimondi. Disse qualcosa come: "E' vero che sono brutto?". E i nonni lo consolarono, ma che potevano fare, che si può fare quando il tempo delle favole da raccontare ai nipoti è già trascorso da un pezzo? Marco volò giù quella notte di inverno, fino al marciapiede. Aveva un viso dolce. Sarebbe diventato un uomo bellissimo dentro e fuori. Rossella Accardo, al telefono, sussurra: "Da piccolo mi aveva suggerito: mamma, perché non fondiamo la fabbrica dei regali d'amore?".
Invece, nel fondo di tutte le strade, di amore non ce n'è quasi più. L'ultima goccia somiglia alla speranza, alla follia, ed è tutta nel cuore di Rossella Accardo. Il 3 agosto del 2007 - oggi sono tre anni - il suo ex marito e suo figlio, Antonio e Stefano Maiorana sparirono, smentendo le teorie sull'incapacità dei corpi di diventare invisibili. Si eclissarono. Le indagini sono state chiuse a luglio. Si sono organizzate ricerche e ipotesi strampalate. Le idee circa la sorte dei due imprenditori palermitani si snodano essenzialmente nell'alveo di due correnti di pensiero. C'è il filone tragico: li hanno ammazzati e disciolti non si sa come né dove. Amen. C'è il filone festoso, come una segreta voglia di commedia: hanno fatto tutto loro e chissà perché. Noi li cerchiamo e quei due se la staranno spassando in Brasile. Ovviamente, alla faccia nostra.

Al centro del reticolato, c'è sempre stata Rossella Accardo. La sua speranza, dopo tre anni, ha cambiato colore e ragione sociale: "Ora spero di conoscere la verità, qualunque essa sia. Nel mio cuore c'è uno spiraglio, c'è la voglia di riabbracciare mio figlio Stefano. Non so se sarà possibile. Almeno la verità, tutta la verità". Hai detto niente, Rossella... La verità è un lussuosissimo bene di consumo che si concede a caro prezzo, preferibilmente dopo molti anni. Lei, Rossella,  ha conservato la stessa tenera caparbietà della prima intervista: "D'accordo, ma senza la verità lo Stato perde. E in questa storia lo Stato ha perso. Tanto varrebbe rivolgersi all'Anti-Stato".
Torna a fare capolino Marco, con la sua tenue eppure instancabile insistenza. E' un fantasma inquieto. "Marco sapeva qualcosa. E' stato ucciso da un peso troppo grande che l'ha schiacciato. Era un ragazzo splendido e fragile. Si lasciava ferire dalle cose". Marco, in navigazione con la barchetta dell'età gioiosa, è stato buttato giù da un'onda anomala di dolore. E' annegato dentro se stesso.

Tre anni fa. "Palermo ha avuto paura, in troppi mi hanno abbandonato - accusa Rossella -. Io vivo in un paesino nelle vicinanze. Non voglio più stare a Palermo, non voglio più la compassione di Palermo". La famosa pietà palermitana, quella che ti stringe la mano e ti porge vivissime condoglianze, dopo averti stritolato la vita, dopo avere sotterrato i tuoi affetti migliori. Rossella è andata via, a cercare il sole altrove: "Voglio tornare a testa alta". E' l'ultimo desiderio di una madre. A testa alta, con la verità in pugno, fosse pure l'amara certezza dell'ennesimo strazio, la notizia del corpo senza luce di un altro figlio.