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Gli incontri e gli accordi

Pd e Udc: serve un nuovo governo
E Miccichè alla fine vide Silvio


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berlusconi, micciché, pd, udc, Politica
E' una giornata di incontri, sull'asse Roma-Palermo, per la politica siciliana. Il più atteso era quello tra il Cavaliere e il figlio ribelle Gianfranco Miccichè. I due dovevano vedersi ieri a Roma, ma la convulsa giornata a Montecitorio con la sfiducia a Caliendo respinta per il rotto della cuffia e solo grazie all'astensione dell'embrione di Terzo Polo nato alla Camera, ha determinato uno slittamento del faccia a faccia a oggi. Faccia a faccia che c'è stato, a Palazzo Grazioli, ma è durato solo una mezz'oretta, trascorsa a convesrare, cordialemnte trapela da fonti micciheiane, per lo più di politica economica (come già avevano fatto ieri sera i due alla cena dei deputati berluscones a Villa Miani). Della Sicilia e dei suoi casini si parlerà a settembre, al ritorno dalle vacanze, avrebbero convenuto i due. Tutto rinviato , quindi, il che significa estate senza ulteriori scossoni per l'alleanza Lombardo-Miccichè.

L'altro incontro in programma si è svolto a Palazzo dei Normanni e ha visto sedersi allo stesso tavolo Pd e Udc. Il segretario democratico Giuseppe Lupo con il capogruppo Antonello Cracolici e i loro omologhi centristi Saverio Romano e Rudy Maira, proseguono il ragionamento sulla possibile collaborazione in Assemblea tra i due partiti, nell'ottica della “comune opposizione al governo Berlusconi”.  Si cercano dei punti di incontro su alcune riforme da portare avanti insieme all'Ars. Alla fine i due partiti in una nota comune concordano: serve un nuovo governo regionale in grado di varare le riforme di cui ha bisogno la Sicilia, anche alla luce delle "politiche antimeridionaliste" del governo nazionale. Restano irrisolti, invece, i nodi politici dei rapporti con Lombardo. “deve rompere con Berlusconi”, hanno ripetuto a oltranza i democratici in questi giorni, fissando questa condizione come indispensabile per ogni ipotesi di nuova coalizione. Ieri, invece, a Montecitorio, Carmelo Lo Monte dell'Mpa ha ribadito che il movimento di Lombardo resta “lealmente” nella maggioranza di governo. Di rompere non se ne parla, insomma. Epperò, al momento del voto su Caliendo, la minipattuglia lombardiana si è astenuta, proprio come i “traditori” di Fini (con cui gli autonomisti sono sempre più in sintonia), facendo mancare voti preziosi a Berlusconi. Un passaggio che ai democratici non è sfuggito.