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La Corte dei Conti bacchetta il Comune

Bilancio, pollice verso


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bilancio, cammarata, cortd dei conti, Cronaca
Scarsa capacità del Comune di riscuotere le entrate, debiti fuori bilancio (pari nel 2008 a 23.564.897 euro), consistenti perdite registrate dalle società partecipate e disallineamenti per un importo pari a 15.853.451 euro. Questi sono alcuni dei punti 'contestati' dalla Corte dei Conti al Comune di Palermo in una relazione di qualche giorno fa rispondendo ad un esposto presentato dal Pd sul bilancio 2008. La relazione continua evidenziando che "non per tutti gli amministratori - si legge - delle società partecipate si è provveduto a ridurre i compensi spettanti in applicazione della deliberazione consiliare del 3 luglio 2008". Secondo i magistrati contabili "sussiste l'esigenza di contenere la spesa per il personale considerato che, in base ai dati pubblicati dal ministero dell'Interno, relativi ai comuni capoluogo di provincia, il Comune di Palermo è al 13/mo posto per la spesa per il personale pro capite (473 euro)". "Per quanto riguarda i debiti fuori bilancio - continuano - (oltre 23 milioni di euro che vanno ad aggiungersi a quelli riconosciuti nel biennio precedente) riguardano l'acquisizione di beni e servizi senza impegno di spesa. Un fenomeno che assume connotati patologici". Ai rilievi della Corte dei conti l'amministrazione comunale ha risposto, tra le altre cose, chiarendo che "per quanto riguarda la lentezza della riscossione delle entrate, si è adoperato a trasmettere al concessionario i ruoli. Per quanto riguarda i debiti fuori bilancio, è stato istituito in Ragioneria generale uno specifico ufficio per monitorare il fenomeno e reperire i fondi".

"La relazione non fa altro che ribadire ancora una volta l'incapacità di questo sindaco di amministrare la città". Lo dice il consigliere del Pd
Davide Faraone commentando la relazione della Corte dei Conti. "E tutto questo è unicamente per colpa della solita 'cricca' composta dal sindaco Cammarata - continua - e dai suoi amici che pensano solo ai propri interessi e non a quelli dei cittadini con il risultato di mandare alla deriva le aziende partecipate e accumulare debiti e dissesti economici".