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I dubbi del presidente

E ora con chi sto?


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Bisogna riconoscere a Raffaele Lombardo un'abilità tattica non comune. Finora è riuscito a divincolarsi da abbracci mortali a guidare la sua fragile navicella tra gli scogli della tempesta politica siciliana. Ma il tempo stringe e una strategia netta e non ondivaga non è più rimandabile. Dopo l'estate il problema politico siciliano si porrà davvero. Berlusconi direttamente potrebbe scendere in campo per risolvere l'annosa questione del Pdl siculo, a maggior ragione con lo spettro delle elezioni anticipate, per non lasciare cavalli di Troia nell'Isola solitamente ridente alle sorti berlusconiane. A quel punto, Gianfranco Miccichè dovrà scegliere sul serio: se divaricare la frattura o ricomporla. Fin qui Miccichè è sopravvissuto con una logica che potremmo definire "lombardiana". Ha rotto, ma ha accusato gli altri di rottura ed eresia, accreditandosi come il vero perpetuatore del marchio Pdl in Sicilia. Si tratta di esperimenti retorici a termine. Quando Silvio Berlusconi calerà come un angelo sterminatore in Sicilia (e lo farà), il figliol prodigo sarà obbligato a risolvere il dilemma: o di qua o di là. Molto dipenderà dalle condizioni del rientro.

Quella scelta (noi pensiamo che il sottosegretario non "spatterà" mai da Berlusconi, sempre che Berlusconi non lo cacci) si rifletterà a domino sulle altre. A prescindere,  sarebbe comunque complicato per Lombardo tenere insieme Miccichè, Udc e Pd nella stessa prospettiva governativa. Due strade si intravvedono: la guerra esplicita con Berlusconi richiesta da Lupo e la sponda politica del Pd (magari con l'Udc che però insiste sul governo a termine), oppure il difficile riavvicinamento al Pdl più Miccichè. Non è detto che sia impossibile, specie con le elezioni alle porte.
Lombardo sa di avere delle carte da giocare e le giocherà. Certo, l'inabissamento della Tirrenia lo ha indispettito e la nota di ieri di Palazzo d'Orleans accusa il governo di "ostilità". Colpi di spingardino, al momento. In attesa che tuonino i cannoni.