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Catania

Sara, addormentata da una polpetta
Ancora in cerca dell'ospedale adatto


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Catania, ospedale, polpetta, sara di natale, Cronaca
Quella di Sara è una storia di carne e di reazioni chimiche. C'è la carne del macellaio, c'è una polpetta avvelenata, ci sono i solfiti. È il capoluogo etneo la cornice in cui si consuma la tragedia, quattro anni fa. Una pausa pranzo in una giornata universitaria come tante, una polpetta avanzata alle coinquiline e ingurgitata al volo prima di tornare alle sudate carte. Subito dopo, lo choc anafilattico, gli inutili soccorsi, lo stato vegetativo, le insufficienti cure, le disorganizzate strutture ospedaliere, gli svilenti viaggi della speranza al Nord. È questa, da una parte, la storia di Sara Di Natale, oggi ventiseienne, in coma dall'età di 22 anni. Sara, strappata dalle braccia del papà, della mamma, del fidanzato Giuseppe. Lui le è rimasto al fianco in questi lunghi quattro anni, è ancora innamorato di lei. Intanto, la famiglia Di Natale ha attrezzato la propria casa come se fosse una piccola clinica privata, perché le strutture ospedaliere siciliane non hanno posti-letto sufficienti. Il macellaio sofisticatore non ha opposto resistenza, non ha negato un utilizzo dei solfiti di 1000 volte superiore a quello consentito dalla legge. È stato processato col rito abbreviato, riducendo così la condanna a 6 anni di reclusione e 5 di interdizione dall'esercizio della sua professione. La condanna è stata poi ulteriormente dimezzata a 36 mesi per via dell'indulto, ma ad oggi il “piccolo chimico” della “Fera o luni” non ha scontato un solo giorno di carcere.
Intanto in Sicilia continua a non esserci posto per Sara, il papà Luciano ha anche presentato una petizione al presidente Napolitano, chiedendo di utilizzare i beni e i soldi confiscati alle mafie per creare strutture ospedaliere adeguate nell'Isola “ma ad oggi – ha detto lo stesso Luciano Di Natale – non si muove nulla. Io non so – ha concluso il padre della ragazza – se quello di Sara sia un nuovo caso Eluana Englaro, ma noi non pensiamo a soluzioni estreme, cerchiamo solo di evitare inutili sofferenze”.