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Lettera aperta

Fabio Granata e il 19 luglio



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Gentile Fabio Granata

Lei ha scritto sul suo blog: “'L’eroe è Paolo Borsellino. Mangano è un cittadino condannato per mafia, certamente non è un eroe'.Queste parole di Gianfranco Fini, pronunciate in via D’Amelio davanti al popolo delle ‘agende rosse’ hanno rappresentato l’inizio dello scontro politico più aspro degli ultimi anni. E’ ormai evidente che lotta alle mafie, legalità, questione morale rappresentano argomenti off limits nel Pdl, se utilizzati fuori dalla propaganda autoreferenziale del Governo".

Lei si riferisce all'ultima ricorrenza della strage di via D'Amelio. E chi potrebbe andarle contro? Chi potrebbe mai contrastare dei principi legati a un luogo sacro della civiltà repubblicana? Però - scusi - ci viene in mente, a pelle, quella famosa riflessione di Sciascia sui "professionisti dell'antimafia". Una cosa scomoda da leggere e da scrivere e sbagliata nel mettere in mezzo quel galantuomo di Paolo Borsellino. Tuttavia, una pagina di rara lucidità sui rapporti tra antimafia e politica, sull'antimafia usata come discriminazione propagandistica: noi (i buoni) di qua, loro (i cattivi di là).

Gentile Fabio, noi non dubitiamo della sua personale onestà e sappiamo che ha un carattere aspro, dunque forse si offenderà per le citazioni e i dubbi che avanziamo. Ma la domanda sorge spontanea, come si dice. Mica l'avete scoperto ora di Dell'Utri e di Mangano "l'eroe". Si tratta di rapporti e di giudizi - con Berlusconi sullo sfondo - noti da tempo. Mica l'avete scoperto adesso che Berlusconi simpatizza per Dell'Utri e non va d'amore e d'accordo con i giudici che condannano quelli come Mangano. Anzi, qualche legge comoda a Silvio l'avete votata pure voi, purissimi arcangeli. Allora, uno si chiede: com'è che il vostro prurito legalitario vi tormenta solo da qualche tempo con tanto furore? Questa storia della fiammata della legalità che vi consuma improvvisamente puzza appunto di bruciato. Ditelo chiaramente. Silvio era amico, oggi è nemico. Gli spariamo addosso come sappiamo. Ergo, l'onestà non c'entra niente.
  In ogni caso, sareste così cortesi da lasciare fuori dalla mischia - in questa lotta di coltello travestita da evento morale - la memoria di Paolo Borsellino?