Live Sicilia

Il racconto

Essere numeri uno


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Un giorno vi spacco il muso a tutti quanti. Giuro.
Per prima lo spacco a Sharon.
La odio Sharon, più di tutti gli altri.
Però è bella. Caspita!
Ha i capelli neri neri, come i miei. Ma i suoi sono lisci e ordinati. Sarà merito di sua madre che, la mattina, li mette in ordine, in fila per due, come fa la maestra con noi prima che suoni la campanella. Io sono l'unica che in fila sta sempre con la maestra. I compagnetti, quando gli prendo la manina, mi danno una spinta e così io finisco sempre in fila con la maestra.

"Non è colpa tua, mi dice il mio papà, mentre mi asciuga i lacrimoni. E' colpa mia, che ti ho iscritta in ritardo e tu sei la numero diciassette. Ma il prossimo anno sarà diverso. Promesso: ti iscrivo per prima. Tu sei la numero uno!".

Sono dispari, ogni giorno. E io odio anche la maestra, che mi dice "dammi la manina". Se non ci fosse lei i miei compagnetti, a turno, si metterebbero in fila con me.

Io quei cinque minuti, prima che suoni la campanella, li odio proprio a morte. Mi fa sempre male il pancino e mi batte il cuore forte forte, come quando faccio la corsa con il mio fratellino Andrea. Solo che con Andrea sono felice, perché arrivo sempre prima.

Io Sharon la odio perchè ha il grembiulino delle Weenx e tutte le volte che io mi avvicino lei, con il dorso della mano, fa un gesto, come se volesse cacciare via una mosca.

E poi la odio anche perchè non vuole mai un pezzettino del mio panino. "Assaggialo Sharon, solo un pezzettino, che ti costa. E' pulito. Ti prego". Il mio panino è pulito. E' pieno di Parmacotto, che, come mi dice il mio papà, è il più caro di tutti. E poi, giuro, il mio papà si lava sempre le mani bene bene, prima di imbottirlo.

Un giorno che ho detto a Sharon che aveva i capelli troppo belli, lei ha risposto cattiva: "Sono così belli perchè me li fa la mia mamma. Tu non ce li avrai mai come i miei, sai perché? Perchè tu la mamma non ce l'hai".

E' vero, io la mamma non ce l'ho. I capelli deve farmeli il papà. Me li lava spesso, due volte a settimana, ma non è molto bravo a pettinarli. Io la mamma non ce l'ho, ma non posso dire, come fa Riccardo quando parla del suo papà, che è volata in cielo. La mia mamma è andata via, ma con la macchina, non con le ali. Ci ha salutati un giorno e ci ha detto che andava lontano lontano. Poi non l'abbiamo più vista. Neppure il mio papà l'ha più vista.

Il papà di Riccardo, invece, è andato via perchè un suo amico angelo è venuto a prenderlo. Io penso che deve essere bellissimo avere un amico angelo, che viene a prenderti e che ti porta lontano lontano, in un posto dove non ci si mette in fila per due.

Quando Riccardo parla del suo papà, i miei compagnetti gli asciugano le lacrime e gli danno i bacini. Quando io parlo della mia mamma, invece, uno a uno, si allontanano tutti. Chissà perchè? Alla fine, anche se non è in cielo, neppure lei tornerà più da me. Lo so bene. E anche se tornasse io non la vorrei, perché non mi ha mai fatto i capelli ordinati come quelli di Sharon.

Un giorno giuro che spacco il muso a tutti i miei compagnetti. Forse alla maestra no, perché lei è dolce e quando si mette in fila con me, sorride sempre e non mi spinge. Chissà, se la mia mamma non andava via, ora sarebbe dolce come lei. Un giorno, giuro, spacco il muso a tutti.

O forse aspetto e credo alle parole del papà, che dice sempre che sono la numero uno e che un giorno tutti quanti se ne accorgeranno. E papà a me le bugie non le ha dette mai.

Dedicato a tutti i bimbi che diventeranno i numeri 1