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Un altro giorno di sciopero

Fincantieri, si replica
"Ma si faranno ancora le navi"


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fincantieri, palermo, sciopero, Cronaca, Palermo
Centinaia di operai della Fincantieri e dell'indotto stanno scioperando a Palermo. Dai cancelli della fabbrica è partito il corteo dei lavoratori che raggiungeranno la sede di Confindustria, dove Fim, Fiom e Uilm incontreranno in mattinata i dirigenti del gruppo di Trieste per proseguire il confronto, aperto nei giorni scorsi, sulla proposta dell'azienda di avviare la cassa integrazione per 470 addetti su un organico di 500 unità. Ieri gli operai, muovendosi sempre in corteo, avevano bloccato un tratto dell'autostrada in corrispondenza dell'ingresso in città, provocando la paralisi della circolazione.
I sindacati attendono notizie dalla presidenza della Regione siciliana dopo che ieri gli assessori Gaetano Armao e Andrea Piraino si sono impegnati a riferire al governatore Raffaele Lombardo la richiesta dell'apertura di un tavolo istituzionale per affrontare i nodi della vertenza Fincantieri.

Il Cantiere navale di Palermo manterrà le tre attività di produzione che lo rendono esclusivo all'interno del gruppo: costruzione, trasformazione e riparazione. Lo hanno assicurato il direttore dello stabilimento Raffaele Davassi e il capo del personale Lorenzo Scilipoti ai sindacati nel corso dell'incontro nella sede di Confindustria a Palermo. I dirigenti di Fincantieri dunque hanno smentito, fanno sapere i sindacalisti presenti alla riunione, le indiscrezioni sul piano industriale del gruppo secondo cui l'azienda avrebbe smesso di costruire mezzi navali nella fabbrica di Palermo, dove lavorano oltre 500 operai, con un indotto di quasi 1.000 lavoratori. Sotto la sede di Confindustria gli operai, che stamani hanno sfilato in corteo per il secondo giorno consecutivo, attendono di conoscere l'esito dell'incontro tra i sindacati e l'azienda. Proprio l'ipotesi che nello stabilimento non si facesse più costruzioni di navi, il segmento a più alto valore aggiunto, aveva scatenato le proteste e le preoccupazioni dei lavoratori, soprattutto nell'indotto.