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Augusto Cavadi, filosofo

"E' una spesa folle"



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Augusto Cavadi, filosofo, professore e scrittore,  crede che la visita del Papa servirà all'economia della città?*
“L'esperienza, anche rispetto alle visite di altri Papi in città, mi porta a dire che ogni volta le spese sono sicure e certificate, mentre sugli introiti non si può mai stabilire con precisione”.

Cosa ne pensa della scelta del luogo?
“Non la condivido, non solo per i rischi legati al danneggiamento del prato, sui quali gli esperti esprimono pareri discordi, ma soprattutto per la questione dei palchi, che pare costeranno centinaia di migliaia di euro. Senza dimenticare che queste spese saranno sostenute da tutti i cittadini, non soltanto da quelli cattolici. E poi temo che se l'affluenza dovesse essere maggiore del previsto, non sarà garantito a tutti di poter vedere e sentire la messa”.

Lei ha appena toccato il nodo dei fondi pubblici che saranno spesi e che provengono dalle tasse di tutti i cittadini, non soltanto cattolici. Cosa ne pensa?
“Non sono d'accordo. E non ne faccio soltanto una questione religiosa. La Curia si è più volte espressa dicendo che la stessa cifra sarebbe stata spesa per qualunque capo di uno Stato straniero. Personalmente ne dubito, anche perché non mi pare sia successo per la visita della regina Elisabetta o di altri presidente di Repubbliche straniere. Si parla comunque di un milione e mezzo, che è stato definito come una spesa ordinaria per questo tipo di eventi, affermazione storicamente falsa. Quello che dispiace di più è che non è stato considerato il contesto”.

A cosa si riferisce?
“Se una famiglia spende 20.000 euro per festeggiare una prima comunione, la valutazione sulla cifra va calibrata rispetto alle disponibilità economiche della famiglia. 20.000 euro non rappresenteranno allora la stessa cifra se si tratta della famiglia di un ricco imprenditore o di un fruttivendolo ambulante. Palermo non è figlia del ricco imprenditore, ma di un bracciante o di un pescatore e durante gli altri 364 giorni i bambini non hanno le scarpe per andare a scuola. Uscendo dalla metafora, è chiaro che il giudizio va calibrato rispetto alle strade invase di immondizia, ai senza tetto, ai disoccupati, ai disservizi urbani. In questa situazione mi pare una follia che venga investito un milione e mezzo per la visita di un capo di Stato”.

 In compenso, in vicesindaco Scoma ha promesso che in quei giorni la città sarà pulita.
“Non mi meraviglia, rientra nella mentalità stracciona e provinciale della città, siamo in linea di continuità col pensiero che dal 1500 ci vede prigionieri di un'ottica dell'apparire. In realtà sono sicuro che anche nei giorni del Papa a Palermo rimarranno interi quartieri sporchi”.

Come lo Zen o Ballarò, giusto per citarne due?
“Esattamente, luoghi da cui il Papa non passerà mai. È come ospitare qualcuno nel salotto buono e chiudere la porta della cucina per non fare vedere il rubinetto rotto. Questa è un'idea che non solo non ha niente di civile, ma non ha neanche niente di cristiano. Se fossi stato il vescovo di questa città, avrei non solo inviato il vescovo di Roma a visitare i salotti bene, ma soprattutto lo avrei invitato ad incontrare quella parte della città che è quotidianamente ferita”.

Padre Puglisi lo avrebbe fatto?
“Conoscevo Pino Puglisi, non era un prete rivoluzionario, magari anche lui in questa circostanza avrebbe dato ascolto al parere della Curia. La sua straordinarietà stava nell'essere una persona profondamente intelligente, che si è lasciata convertire dalle esigenze del suo quartiere”.