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Lettera aperta a Massimo Russo

Se il medico è un nemico



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Gentile Assessore Russo

Se il medico diventa il nemico di tutti noi, la sua riforma - realizzata o vagheggiata che sia - è già morta prima di cominciare. Non ci può essere virtù, se c'è il circolo vizioso del sospetto. Non ci può essere salute, se camice bianco e paziente si guardano da trincee contrapposte. Uno ha paura di restare inguaiato, l'altro teme di morire ammazzato. Parliamoci chiaro, Assessore, non è solo la crisi provocata dai costi la piaga che richiede buona amministrazione e capacità di ascolto. Qui bisogna ripartire dalle fondamenta, ricostruendo quella preziosa e delicata collana di fiducia tra medico e paziente. Gli ultimi casi - e mica soltanto loro - dimostrano invece che si va in ospedale, dopo la telefonata all'avvocato, con diffidenza. I più ottimisti ritengono che se la caveranno con una buona dose di fortuna e di scongiuri (magari c'è uno in gamba di turno). Gli altri vanno in corsia come si va al fronte: un bacio alla mamma e via col moschetto in spalla. D'altra parte i secondi vengono subito rassicurati nei loro propositi tragici dallo stato delle nostre strutture. Non crede che ce ne sia abbastanza da suonare l'allarme, Assessore?

E' un peccato. I dottori bravi in Sicilia e a Palermo ci sono. Li abbiamo incontrati. Hanno sempre mani da esperto terapeuta e il volto d'angelo, curano il corpo nella misura in cui rassicurano lo spirito. E quando la scienza arriva al capolinea, sanno andare oltre, per accompagnare le persone dove puoi accompagnarle solo se sei un uomo vero, non un camice o una tecnica.
Storie e nomi di magnifici professionisti maciullati, mortificati dalla politica degli ospedali, da primari imbelli.
E sa una cosa strana, Assessore: questi splendidi servi di Ippocrate ce l'hanno quasi tutti con lei, con differenti gradazioni di protesta.
Ci può spiegare perché?