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Mori: "Ciancimino jr ha manipolato le carte"

Nuovi pizzini di don Vito:
"Falcone aveva capito tutto"



ciancimino, mafia, mori, processo, Palermo, Politica
Altri pizzini sul processo Mori, documenti che l'ex colonnello del Ros contesta accusando Massimo Ciancimino di essere un falsario e di aver manipolato le carte del padre. L'udienza di oggi del processo contro l'ex ufficiale dell'Arma, per il mancato arresto di Bernardo Provenzano a Mezzojuso nel 1995, si impreziosisce di ulteriori spunti. Da una parte e dall'altra.

L'accusa. Il pm Nino Di Matteo ha depositato agli atti nuovi documenti che sarebbero attribuibili a Vito Ciancimino, ex sindaco di Palermo condannato per mafia. In un foglio dattiloscritto si legge: “Ho aderito alla richiesta fatta dal colonnello Mori lo scorso giugno. Lima, Falcone, Borsellino, Salvo, la lista è lunga. So che se non interveniamo come ho suggerito non si fermeranno. Mori mi dice di essere stato autorizzato ad andare avanti per la mia strada Ho chiesto di poter incontrare in privato Violante. Sono ancora in attesa del passaporto promesso dal colonnello e dal capitano”. Lo scritto, consegnato a Massimo Ciancimino da sua madre, prosegue: “Il piano folle messo a punto per la destabilizzazione del nostro sistema politico-affaristico ha avuto inizio con l’inchiesta di tangentopoli. Oggi è stato compromesso tutto il sistema Falcone... aveva capito subito cosa e che fine gli sarebbe riservata dopo l’omicidio Lima. Anche Borsellino aveva intuito il terribile disegno, forse ancora prima del suo collega Falcone aveva intravisto scenari inquietanti. Anche lui come Di Pietro era messo in conto”. “Perché Di Pietro è stato avvisato a chi serve che vada avanti? In questa logica si sta consumando il tutto”. Alla fine del dattiloscritto a mano don Vito avrebbe scritto: “In questa logica è stato assassinato Falcone e lui lo ha capito tanto è che quando uccisero Lima ha detto: ecco ora tocca a me”. L'accusa ha chiesto di sentire nuovamente Massimo Ciancimino, il tribunale si è riservato la decisione.

La difesa. Mario Mori ha proiettato in aula delle slide e, attraverso dichiarazioni spontanee, ha spiegato come Massimo Ciancimino avrebbe manipolato le carte del padre “ad arte” per sostenere la sua tesi. In particolare Mori ha esaminato “incoerenze ortografiche” e “evidenti manipolazioni” attuate tramite un semplice software di fotoritocco. Secondo Mori, così, Massimo Ciancimino avrebbe aggiunto a manoscritti del padre pezzi ulteriori, creando documenti diversi, facendo lo stesso su alcuni pizzini che il padre avrebbe scritto a Bernardo Provenzano.

I testimoni. In aula si è presentata anche Liliana Ferraro, direttore degli Affari penali dopo la strage di Capaci. “Incontrai il capitano del Ros De Donno nell’ufficio della segreteria della direzione degli affari penali al ministero della Giustizia. Non ricordo la data precisa, ma credo che il dialogo avvenne una settimana prima del 28 giugno del 1992. Mi disse che si dovevano scoprire a tutti i costi gli autori della strage di Capaci e che lui conosceva il figlio dell’ex sindaco mafioso Vito Ciancimino. Proseguì che si erano visti di recente e che voleva vedere se attraverso il figlio il padre era disponibile a collaborare con gli inquirenti”. La Ferraro di questo fatto, secondo quanto dichiarato ai pm di Palermo, avrebbe informato anche Paolo Borsellino all'aeroporto di Roma. La sua reazione sarebbe stata quasi di indifferenza e avrebbe aggiunto: “Me ne occupo io”. “Quando, nell’autunno del ‘92 – ha continuato la Ferraro - Mori mi disse della richiesta di Vito Ciancimino di riavere il passaporto, lo riferii al ministro Martelli. Martelli si infuriò. Seppi dopo che della cosa parlò con l’allora procuratore generale di Palermo per scongiurare la cosa. Dalla informazione di Mori – ha concluso – dedussi che i rapporti tra il Ros e Ciancimino andavano avanti”.


Altri pizzini sul processo Mori, documenti che l'ex colonnello del Ros contesta accusando Massimo Ciancimino di essere un falsario e di aver manipolato le carte del padre. L'udienza di oggi del processo contro l'ex ufficiale dell'Arma, per il mancato arresto di Bernardo Provenzano a Mezzojuso nel 1995, si impreziosisce di ulteriori spunti. Da una parte e dall'altra.

L'accusa. Il pm Nino Di Matteo ha depositato agli atti nuovi documenti che sarebbero attribuibili a Vito Ciancimino, ex sindaco di Palermo condannato per mafia. In un foglio dattiloscritto si legge: “Ho aderito alla richiesta fatta dal colonnello Mori lo scorso giugno. Lima, Falcone, Borsellino, Salvo, la lista è lunga. So che se non interveniamo come ho suggerito non si fermeranno. Mori mi dice di essere stato autorizzato ad andare avanti per la mia strada Ho chiesto di poter incontrare in privato Violante. Sono ancora in attesa del passaporto promesso dal colonnello e dal capitano”. Lo scritto, consegnato a Massimo Ciancimino da sua madre, prosegue: “Il piano folle messo a punto per la destabilizzazione del nostro sistema politico-affaristico ha avuto inizio con l’inchiesta di tangentopoli. Oggi è stato compromesso tutto il sistema Falcone... aveva capito subito cosa e che fine gli sarebbe riservata dopo l’omicidio Lima. Anche Borsellino aveva intuito il terribile disegno, forse ancora prima del suo collega Falcone aveva intravisto scenari inquietanti. Anche lui come Di Pietro era messo in conto”. “Perché Di Pietro è stato avvisato a chi serve che vada avanti? In questa logica si sta consumando il tutto”. Alla fine del dattiloscritto a mano don Vito avrebbe scritto: “In questa logica è stato assassinato Falcone e lui lo ha capito tanto è che quando uccisero Lima ha detto: ecco ora tocca a me”. L'accusa ha chiesto di sentire nuovamente Massimo Ciancimino, il tribunale si è riservato sulla decisione.

La difesa. Mario Mori ha proiettato in aula delle slide e, attraverso dichiarazioni spontanee, ha spiegato come Massimo Ciancimino avrebbe manipolato le carte del padre “ad arte” per sostenere la sua tesi. In particolare Mori ha esaminato “incoerenze ortografiche” e “evidenti manipolazioni” attuate tramite un semplice software di fotoritocco. Secondo Mori, così, Massimo Ciancimino avrebbe aggiunto a manoscritti del padre pezzi ulteriori, creando documenti diversi, facendo lo stesso su alcuni pizzini che il padre avrebbe scritto a Bernardo Provenzano.

I testimoni. In aula si è presentata anche Liliana Ferraro, direttore degli Affari penali dopo la strage di Capaci. “Incontrai il capitano del Ros De Donno nell’ufficio della segreteria della direzione degli affari penali al ministero della Giustizia. Non ricordo la data precisa, ma credo che il dialogo avvenne una settimana prima del 28 giugno del 1992. Mi disse che si dovevano scoprire a tutti i costi gli autori della strage di Capaci e che lui conosceva il figlio dell’ex sindaco mafioso Vito Ciancimino. Proseguì che si erano visti di recente e che voleva vedere se attraverso il figlio il padre era disponibile a collaborare con gli inquirenti”. La Ferraro di questo fatto, secondo quanto dichiarato ai pm di Palermo, avrebbe informato anche Paolo Borsellino all'aeroporto di Roma. La sua reazione sarebbe stata quasi di indifferenza e avrebbe aggiunto: “Me ne occupo io”. “Quando, nell’autunno del ‘92 – ha continuato la Ferraro - Mori mi disse della richiesta di Vito Ciancimino di riavere il passaporto, lo riferii al ministro Martelli. Martelli si infuriò. Seppi dopo che della cosa parlò con l’allora procuratore generale di Palermo per scongiurare la cosa. Dalla informazione di Mori – ha concluso – dedussi che i rapporti tra il Ros e Ciancimino andavano avanti”.