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Gli esclusi

La domenica degli indifferenti
Chi dirà una parola per loro?


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, Cronaca, Palermo
Salvo ha 16 anni e per lui l’evento della domenica è la sfida all’Artemio Franchi tra la Fiorentina e il Palermo. Rita, 23 anni, passerà la domenica a ripassare perché lunedì ha un importante esame universitario mentre suo fratello Giuseppe trascorrerà, come al solito,  la giornata a lavorare al centro commerciale. Piero, 42 anni, domenica mattina si illuderà di riposarsi come gli altri in attesa della domenica sera che gli ricorderà insieme ai risultati delle partite che è un disoccupato e che dunque lunedì mattina rimarrà ancora una volta a casa. Poi ci sono Giusy e Michele, giovane coppia con due figli, che anche questa domenica la passeranno dai genitori di lei perché non hanno più casa. Franco, 36 anni, ha capito che domenica ci sarà parecchia gente per strada e quindi sarà tra la folla per sfilare portafogli ai più distratti, ma la sua ragazza la giovane nigeriana Agnes gli dirà di stare attento perché ci sarà anche tanta polizia e lei non sa se potrà andare ad aspettare i suoi clienti nei sentieri del Parco della Favorita.

Questa sarà la domenica di tanti palermitani che rimarranno indifferenti alla visita di Papa Benedetto XVI a Palermo e che forse ne verranno a conoscenza per l’insolito trambusto che romperà la consueta quiete domenicale della città. La visita papale ha innescato una serie di polemiche inutili e pretestuose alle quali la Chiesa siciliana impegnata nello sforzo organizzativo ha risposto piuttosto infastidita, ma nessuno si è occupato di interrogarsi su quella maggioranza silenziosa che vivrà con distacco questo evento. Salvo, Rita, Giuseppe, Piero, Giusy e Michele ma anche Franco e Agnes sono i colori di una umanità varia che devono necessariamente interrogare quanti si ritroveranno intorno al palco della messa papale, ma anche e soprattutto preti e vescovi che faranno da corona al Pontefice. Il loro agnosticismo e la loro semplice indifferenza devono diventare un cruccio per la Chiesa palermitana e siciliana che ha il dovere apostolico di evangelizzare, di annunciare a tutti la “Buona Notizia”; i problemi e i drammi di questa gente devono risvegliare nella coscienza dei cristiani di Sicilia la capacità profetica di denunciare il male in particolare di fronte ad una classe politica rissosa e inconcludente che certamente avrà dei posti riservati alla messa papale e alla migliore occasione deferente bacerà l’anello papale nella speranza di catturare il voto cattolico.

Sarebbe bello allora se dal palco allestito al Foro italico risuonasse una parola per loro, per tutti coloro che non sono nel prato ma rinchiusi nelle loro case a difendersi dalla vita. Sarebbe bello che anche per una volta, una volta soltanto, il Papa parlasse di un Dio che non c’è solo la domenica ma anche il lunedì e tutti quei giorni tristi che ci capitano sulla testa. Sarebbe bello se almeno a Palermo il Papa e la Chiesa non fossero solamente lì  per ricchi e i fortunati e per i gentili e i buoni ma anche per i miserabili e per tutti quelli che la vita ha incattivito. E’ un sogno, una speranza ma sarebbe veramente bello se in una domenica di sole con il mare e il cielo che scintillano non ci fossero parole sole per le chiese ed i conventi, per le suore ed i preti ma anche per le case popolari e le fabbriche, per le puttane e i ladri. La visita del Papa a Palermo non sarà un successo se tutto a livello organizzativo filerà liscio ma se dal giorno dopo si ritroverà la capacità in questa città e nella chiesa locale di ritrovarsi al fianco di chi non c’era, di chi ogni giorno ha paura e soffre, di chi come i discepoli di Emmaus si allontana triste da Gerusalemme.