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Le trattative

Lombardo a pranzo con Casini
Prove tecniche di terzo polo?


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"Personalmente mi associo a chi, pur di non votare con questa legge elettorale, farebbe salti mortali". Raffaele Lombardo ribadisce il concetto dopo il discorso su pm e democrazia da campagna elettorale di Silvio Berlusconi che è sembrata agli osservatori la prova provata dell'imminenza del voto nazionale, calendarizzato da qualcuno già per i prmi mesi del 2011. Un'ipotesi che vede Lombardo saldamente ancorato alle posizioni dei finiani: se il governo cade, niente voto senza prima una riforma del Porcellum. Un piano B condiviso dall'Udc e gradito al Pd , che si socntra con i numeri del Senato, dove i berluscones la settimana scorsa sono andati alla conta scoprendo di avere una maggioranza anche senza finiani e lombardiani.

Il Messaggero di oggi, però, adombra la possibilità dell'esistenza di un pattuglione di senatori berlusconiani pronti, nel caso in cui il governo cadess, a sostenerne un altro. Uno spauracchio che, secondo il quotidiano romano, il Cavaliere avrebbe ben chiaro. Che prenda corpo il piano B per creare un governo che vari la firma elettorale o che invece si vada dritti alle elezioni anticipate, nessuno certo sta a guardare. Soprattutto dalle parti del “terzo polo”, che al momento resta una chimera da retroscenisti dei quotidiani, un'area politica più che un soggetto. Un'area nella quale Lombardo si muove con grande attivismo. Oggi il governatore ha pranzato a Roma con Pierferdinando Casini, uno degli interlocutori privilegiati da Lombardo in questa fase, dopo la rottura in casa Udc che ha visto l'anima cuffariana del partito traslocare nei pressi del Pdl. È con Casini, Rutelli e con i finiani che Lombardo ragiona di nuova legge elettorale e, in subordine, di strategia comuni in vista del voto. L'esperimento siciliano, con il blocco “terzista” (Udc, Api, Mpa e Fli) alleato col Pd, a qualcuno sembra un'ipotesi troppo “spinta” a livello nazionale. Una coalizione tanto larga creerebbe difficoltà soprattutto a chi alberga alle due estremità dell'ammucchiata, cioè Pd e finiani, che avrebbero senz'altro qualche problema a far digerire un'alleanza del genere al proprio elettorato.
Ecco perchè, nel Palazzo, più che di governo tecnico oggi si parla, sopattutto tra i centristi, di una maggioranza per riformare la legge elettorale. Magari, sperano Casini & C., tornando a un proporzionale coi voti di preferenza.