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Parenti nei gestori dei beni confiscati

Beni confiscati, la procura apre un'inchiesta


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beni confiscati, mario golesano, palermo, Cronaca
Ancora punti interrogativi sulla gestione dei beni confiscati a Palermo. Ieri sera è andata in onda su "Striscia la notizia" la denuncia della presenza di personaggi imparentati con i boss negli enti che i beni confiscati sono chiamati a gestirli. Sono una decina tra terreni e appartamenti su cui la procura ha aperto un fascicolo. Le indagini sono condotte dalla sezione reati contro la pubblica amministrazione della squadra mobil.

La prefettura ha, infatti, già inviato nel 2008 alcune informative a Palazzo delle Aquile nelle quali, tra gli altri, i casi più controversi sono quelli di enti in cui compare il nome di Don Mario Golesano, che è succeduto a Don Pino Puglisi nel ruolo di parroco della chiesa di San Gaetano di Brancaccio.

Un fondo e un fabbricato in via Magliocco - confiscati a Giovanni Bontade - e un appartamento in via Giuliana, 10. Sono queste le tre assegnazioni revocate a due enti gestiti dal sacerdote, la fondazione Don Pino Puglisi e la cooperativa Solaria. Don Golesano risulta anche tra i soci di "Live Europe" e insieme a lui parenti di soggetti mafiosi come Roberta Bontate, Stefano Marcianò e Francesco Maggiore, quest'ultimo indicato in alcuni atti di procedimenti penali come "soggetto appartenente alla cosca mafiosa di Bagheria".

Nella Fondazione Puglisi, invece, compare Giuseppe Provenzano, socio dell'"Alimentari Provenzano": secondo un'informativa inviata al Comune nel 2008 dalla prefettura "le sue quote sono detenute da società sottoposte a sequestro preventivo in quanto facenti parte del gruppo Grigoli, a sua volta sottoposto a custodia cautelare ed avente rapporti con boss latitante Matteo Messina Denaro". La nota delle prefettura risulta registrata al protocollo il 16 ottobre 2008, il giorno dopo Live Europe" cambia tutti i suoi soci per "disinteressamento dell'attività associativa". Il Tar, però, ha accolto il ricorso degli interessati: l'allontanamento di Bontade, Marcianò e Maggiore e dello stesso Provenzano non è corroborato da "elementi storici concreti". Il Comune ha fatto ricorso al Cga.