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Battiato e la politica che 'disgusta'
"Ma forse in Sicilia ora c'è una novità"


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«I tempi sono duri, anzi direi disgustosi». Chissà se Franco Battiato spera ancora che ritorni l'era del Cinghiale Bianco. Di sicuro si augura che finisca l'età della politica dell'insulto e dell'aggressione: «Un tale trionfo dell'infamia nella vita pubblica non si era visto mai, e non solo in Italia ma nel mondo. E quando sento le insane sparate di Bossi, mi dico: da che pulpito! Ci si arma di contumelie proprio mentre bisognerebbe disarmare l'universo».

Intanto, però, se gli si chiede che cosa pensa del cosiddetto laboratorio siciliano di Lombardo, con le nuove coalizioni tecniche, Battiato non esprime opinioni tranchant ma sorride: «Mi pare che si uniscano all'alba e si dividano al tramonto, ma forse questa volta c'è davvero una novità: dicono che si tratta di persone rette. Dunque, staremo a vedere... Vedo sempre il bicchiere mezzo pieno. La Sicilia ha insegnato il malaffare a tutto il mondo, di solito il suo è un esempio che si estende altrove. Può darsi che funzioni anche in questo caso». Già Sciascia, molti anni fa, sosteneva che l'Italia si andava sicilianizzando. E non era certo un complimento: «C'è una strategia nuova nella materia, una specie di metonimia esistenziale, sono apparsi tanti esseri molto vicini al disumano. In un mondo che mescola tutto, l'alto e il basso, il bello e il brutto, il buono e il cattivo, diventa difficile, per chi non ha i mezzi intellettuali, capire da che parte andare».

Battiato ha deciso da anni di stabilirsi a Milo, alle falde dell'Etna dove «è facile comunicare con gli alberi e dimenticarsi degli uomini». Com'è cambiata la Sicilia rispetto a quella della sua infanzia, anni 50 e 60, «solitary beach» e tante donne in casa a cucire?, «Allora incontravo analfabeti con una qualità interiore di "sguardo", direi tanta gente morale, se l'aggettivo si potesse ancora pronunciare. Bastava uscire in strada per avere una scuola di osservazione dei difetti tuoi e degli altri, una scuola di attenzione: stare in giro era una specie di psicoanalisi collettiva. Oggi la gente non si accorge neanche dell'esistenza degli altri, siamo diventati tribali». Ma non sarà certo anche questa una colpa della politica: «Non si è mai vista tanta distanza tra la politica e la gente. Mentre tra i politici saltano fuori scandali di ogni tipo, criminalità e corruzione, tantissimi cittadini continuano a lavorare, a tirare avanti con onestà. Quelli che amano gli slogan da imbonitori, dicono: gli italiani ci hanno scelti. Un momento! Una parte di italiani vi ha votato, ma la maggior parte vi detesta! E sono quelli che lavorano e mandano avanti questo Paese restando nell'ombra».

Che cosa vede Battiato, oggi, dal paradiso terrestre di Milo? «Preferirei tenere spenta la tv, ma non si può rinunciare ai telegiornali: vedo giornalisti che fingono di essere obiettivi e invece sono servi. I mass media hanno molta responsabilità in questo disastro, non verificano più, affermano e poi smentiscono: potrebbero benissimo saltare la gran parte delle notizie e farci riposare un po'». Beh, la televisione non è tutto qui. I telegiornali non sono tutti uguali. «Certo, vedo anche le manifestazioni di precari, persone degne di rispetto che chiedono solo di lavorare, professori che vengono cacciati dalla scuola, mentre da cacciare sarebbero solo certi ministri. È vergognoso constatare come non riescano ad accettare neanche le critiche. Se la Marcegaglia o Montezemolo criticano il governo, quelli rispondono: se hai qualcosa da dire, scendi in politica. Certe volte, piuttosto che contrattaccare bisognerebbe star zitti, invece la tecnica è quella di alzare i toni. Dico sempre che i politici dovrebbero essere come amministratori di condominio: ma qui è successo che gli amministratori sono diventati padroni e hanno buttato fuori i condòmini».

Questo è quel che si vede in televisione. E nei suoi tour in giro per l'Italia, che Paese vede Battiato? «Di recente sono stato a Pordenone con Elisabetta Sgarbi e Mario Andreose, per presentare un documentario su Bufalino e ho visto che moltissime persone sono rimaste fuori dal teatro, grande e strapieno. Capisce? Tutta quella gente per Bufalino!». E per Battiato, probabilmente. Intanto, siamo ancora tutti orfani di Vittorini e Sciascia: «Gli intellettuali ci sono ma sono stanchi. Sono stanchi di certi giornali che non informano ma servono solo il padrone, sono stanchi di tutti gli scandali che scoppiano ogni momento e sfumano in niente, è come se il peggio del passato fosse moltiplicato per dieci. È pazzesco. Immagini che cosa sarebbe successo se la buffonata libica l'avesse fatta un governo di centrosinistra. La Lega avrebbe mandato i lanzichenecchi!». Dunque, gli intellettuali non mancano ma sono stremati dal pandemonio e dalle carnevalate? «Per criticare devi avere avversari all'altezza, non scorretti: ormai succede che si ricorra a qualunque trucco pur di mettere in ginocchio l'avversario. Ho una sana, spero, naturale idiosincrasia verso i servi e i traditori (che poi impiccheranno il padrone). E in giro oggi ce ne sono tanti».

di Paolo Di Stefano (da Corriere.it del 7 ottobre 2010)