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Protesta studenti: in 20 mila in corteo per la Sicilia


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Migliaia di studenti hanno invaso questa mattina le strade dei capoluoghi siciliani per protestare contro i tagli previsti dalla riforma Gelmini. Le manifestazioni, che hanno coinvolto più di cinquanta città in Italia, hanno bloccato le strade del centro di Messina, Catania e Palermo con la partecipazione di oltre ventimila giovani. A Palermo i cortei sono stati due: uno degli studenti delle scuole medie e l'altro degli universitari. Il primo, formato da circa cinquemila studenti, è partito da piazza Politeama, mentre l'altro, di duemila universitari, ha preso il via da viale delle Scienze, per poi congiungersi davanti alla prefettura in via Cavour. Gli alunni delle scuole medie, raccolti nel comitato "Rete degli studenti" hanno bruciato in strada il fantoccio di un militare gridando "più cultura e meno guerre" e protestando così per l'accordo tra i ministeri dell'Istruzione e della Difesa e la Regione Lombardia per l'introduzione di insegnamenti paramilitari nelle scuole. "Vogliamo far sentire la nostra voce e non ci fermeremo qui - dice Danilo Lo Iacono, portavoce della Rete degli studenti Palermo - Se loro distruggono la scuola, noi la ricostruiremo". A Messina hanno partecipato, oltre agli studenti, anche insegnanti, precari, esponenti dei sindacati, ricercatori universitari, aderenti alla Rete 29 aprile. Anche in questo caso, il corteo, formato da circa duemila persone, si è fermato davanti alla prefettura dove una delegazione dei sindacati ha chiesto di essere ricevuta dal prefetto. "Le scuole della nostra provincia - dice Graziamaria Pistorino, segretario generale della Flc-Cgil di Messina - non hanno potuto garantire in maniera ottimale l'apertura dei plessi e la copertura delle ore di lezione". Nutrito anche il corteo (di circa quattromila studenti) organizzato a Catania da Udu, Federazione degli studenti e dal Movimento studentesco. "In piazza con gli studenti - ha detto il segretario generale della Cgil Angelo Villari - c'erano anche tanti precari della scuola e dell'università, tutte vittime di licenziamenti di massa senza precedenti. Per la Cgil un unico filo conduttore collega la lotta degli studenti, dei precari e dei lavoratori della scuola e dell'università alle tante vertenze in atto contro il declino del Paese".